Voce dell’eco pensiero, filosofo ambientalista americano, amante dell’Italia: è Brian Schroeder, professore e capo del Dipartimento di Filosofia presso il Rochester Institute of Technology, New York – R.I.T-, e codirettore dell’Associazione Internazionale di Filosofia Ambientale IAEP – The International Association for Environmental Philosophy, IAEP. Affascinato dal pensiero europeo contemporaneo (francese, tedesco e soprattutto italiano), è stato uno dei primi a parlarne oltreoceano. Nel 2007, infatti, ha pubblicato Contemporary Italian Philosophy, Crossing the Borders of Ethics, Politics, and Religion – SUNY, 2007 – con i contributi dei più importanti filosofi italiani (Silvia Benso, Remo Bodei, Massimo Cacciari, Giovanni Ferretti, Sergio Givone, Giacomo Marramao, Virgilio Melchiorre, Luisa Muraro, Salvatore Natoli, Marco Maria Olivetti, Maurizio Pagano, Pier Aldo Rovatti, Mario Ruggenini, Emanuele Severino, Carlo Sini, Gianni Vattimo, Salvatore Veca, and Vincenzo Vitiello).
Molto attento alla Terra e all’impatto che il “ground” – per citare una sua espressione – può avere sulla nostra società, da sempre indaga i principi dell’ecologia: dall’etica della Terra all’ecologia profonda, dall’ecologia profonda all’ecofemmismo.
La relazione tra etica ambientale, appunto, e la politica sono per lui fonte di idee e di riflessione: questi i temi che confluiscono in uno dei suoi libri più significativi Pensare ambientalista. Tra filosofia e ecologia – Environmental Thinking: Between Philosophy and Ecology, Paravia Scriptorium, 2000-. E proprio da qui, dalla relazione che lega il pensiero filosofico e le problematiche ambientali, ha preso il via la nostra intervista a uno dei maggiori esperti della Green Philosophy.
In che modo la filosofia e l’ecologia si uniscono in un unico pensiero?
È importante che il pensiero ecologico e ambientale non si basi esclusivamente su un’analisi empirica o quantitativa, ma che sia supportato da un pensiero più profondo, esistenziale. In questo modo il pensiero ambientale può essere radicato e riferirsi alla vita individuale. Questa è una componente essenziale per l’avanzamento dell’attività ecologica. Questo pensiero si riflette in incontri, come quello che si è svolto a Copenhagen – dal 7 al 18 dicembre 2009 COP15 -, ma purtroppo non si realizza come mi augurerei, perché questi appuntamenti sono ancora determinati da interessi economici di carattere nazionalistico. Manca una consapevolezza ecologica che veda al di là, in particolare negli USA manca una consapevolezza ambientale.
Lei parla di una Terra postmetafisica, cosa intende?
È fondamento del pensiero ambientalista. Primaria deve essere la relazione con il mondo e non la relazione con gli umani. Questo implica un diverso modo di pensare, cambiano le priorità per l’individuo e la comunità. Bisogna andare al di là della filosofia moderna.
Come tornare indietro a quella che lei chiama “Terra”?
Si dovrebbe accogliere quello che Nietzsche chiamava Terra e che si basa in parte su un rifiuto dei valori su base metafisica. Valori che comprendono il significato del senso di responsabilità. Una concezione scientifica di come la realtà si costituisce. Ritengo che sia necessaria una visione più fenomenologica della Terra. Questa idea si trova nel pensiero di Hans Jonas. È necessario perciò riconoscere le fragilità della Terra, della nostra sopravvivenza, ma anche di quella di animali e piante.
Come considera la teoria della sopravvivenza di Hans Jonas?
Penso che Hans Jonas sia un filosofo importante, ma che purtroppo ha avuto un’influenza marginale negli Usa a differenza che in Europa. Importanti sono i suoi concetti di sopravvivenza e responsabilità. Cerca di unire un approccio esistenzialistico e ontologico, basandosi sulla fedeltà alla Terra e proponendo nuovi concetti per salvaguardarla. Fondamentale è apprendere che la nostra sopravvivenza è strettamente collegata a quella della Terra.
In che modo attua nella sua vita i principi della sua filosofia?
È difficile abbracciare in modo globale i principi del vivere ecologico e vivere bene in un mondo fortemente tecnologizzato. Bisogna partire dal modo in cui si guarda alle tecnologie e cercare di andare al di là di comportamenti come il riutilizzo e il riciclaggio. Io tendo ad utilizzare elettrodomestici a basso consumo, così come l’automobile. Limito il più possibile i viaggi e adopero i mezzi pubblici. Cerco di essere un consumatore con una coscienza nel selezionare i prodotti. Sostengo economicamente organizzazioni ambientali e porto avanti le idee basate su principi ecologici ai nostri rappresentanti politici.
Cosa pensa del Summit di Copenhagen?
Copenhagen è solo l’inizio. Si spera che le conferenze che si terranno in futuro riusciranno a portare ad accordi maggiormente vincolanti. Gli interessi di grandi potenze economiche, come Usa e Cina, paesi maggiormente inquinanti, condizionano le politiche che verranno attuate. Questo summit dimostra che da ora in poi l’attenzione sarà più alta e nuovi incontri potranno ripetersi per fronteggiare una crisi ecologica già, ahimè, grave.
Milano, 30 gennaio 2010
Amalia Di Carlo
HOUSE, LIVING AND BUSINESS
Brian Schroeder è un filosofo americano. Ama l’Italia e il buon vino; tra i suoi hobby lo zen e il trading, guida auto d’epoca. Dal 12 al 30 luglio sarà nel nostro Paese per il Collegium Phaenomenologicum – Transcontinental Philosophy: Interpreting Philosophy Across Borders and Idioms – Città di Castello, Umbria – Collegium Phaenomenologicum
Biografia Brian Schroeder
