1955 nasce a Carini (Pa).
Dal 1974 al 1978 studia pittura presso le Accademie di Belle Arti di Palermo, Roma e Napoli; parallelamente all’attività artistica studia filosofia e antropologia prima da autodidatta e poi presso le Università statali di Napoli e Roma.
Dal 1977 vive a Napoli dove svolge un’intensa attività di pittore (“Astrazione”, “La tradizione in rivolta” per la cura di Enrico Crispolti e Massimo Bignardi).
Del 1984 è la sua prima monografia – “Yukel” – con un saggio dello scrittore Tommaso Ottonieri per le edizioni “Editorial Staff” di Salerno; nello stesso periodo fonda “Camera B” – società di produzione di audiovisivi didattici sui siti archeologici. Nello stesso periodo pubblica i suoi primi articoli di arte e antropologia dell’immaginario sulla rivista “Le Voci” di Roma.
Nel 1986 si trasferisce a Milano dove affianca alla pittura l’attività di fotografo (“Perdita d’occhio” galleria Mercato del sale Milano, con testo di Gillo Dorfles).
Dal 1989 al 1992 vive in Sardegna (Sassari e Alghero) dove insegna pittura nella neonata Accademia di Belle Arti.
Dal 2006 collabora con la rivista “Exibart.Onpaper” ed è redattore della rivista “Cyberzone”, periodico di cybercultura, arte e filosofia.
Nel 2009 pubblica il libro “Dissonanze del tempo. Elementi di archeologia dell’arte contemporanea” (Ed. Solfanelli).
Numerosi suoi saggi ed articoli sono apparsi in riviste specializzate (“Millepiani”, “Arte e Critica”, “Cyberzone”, mentre altri articoli occasionali in altre riviste come “L’Arca”, “Linea grafica”, “aB”, “Re:viste”).
Presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo e la fondazione “Orestiadi” di Gibellina ha curato seminari sui rapporti fra arti visive, teatro, letteratura e filosofia con Jean Baudrillard, Dario Fo, Manlio Sgalambro, Paolo Fabbri, Enrico Baj, Mario Perniola, Paul Virilio, Nanni Balestrini, Teresa Macrì, Ermanno Krumm, Aldo Nove, Tommaso Ottonieri, Giorgio Barberio Corsetti, Gianfranco Baruchello, Antonio Del Guercio, Moni Ovadia, Michel Maffesoli, Jean-Claude Lebenzstejn e altri (“La ripetizione creativa, 1998, “Estetiche ipermediali 2000, “Lezioni siciliane” 1999, “Utopie/Atopie 2001, “Destini dell’immagine” 2005, “Il rovescio delle immagini” 2009).
Insegna Fenomenologia dell’immagine all’Accademia di Belle Arti di Palermo ed è responsabile del biennio specialistico in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo presso la stessa istituzione.
Ha tenuto seminari e conferenze presso istituzioni e fondazioni culturali private, università italiane e straniere; ha curato mostre per enti pubblici e privati.
Le sue ricerche negli ultimi anni sono incentrate prevalentemente sui rapporti fra arte e tempo; contestualmente indaga criticamente le formazioni ideologiche legate all’immaginario collettivo e le forme di feticizzazione nell’arte e nella sfera della vita pubblica.
Il bello è la mortificazione delle opere. Nulla si fa vedere o sentire se non le rinneghiamo, se non passiamo sul loro corpo, se non le addomestichiamo. Al contrario, ogni profanazione del bello è il disperato tentativo di restituire all’opera la sua travolgente furia. La bellezza contrasta con l’arte, mentre il suo contrario è il disperato ritorno di Arianna presso Dioniso. Il dissolversi della forma per la forza. L’odore della pantera – l’opera d’arte – cattura le vittime seducendole semplicemente. Ecco perché a volte le opere sono ridicole o impotenti: fallendo nell’atto della seduzione diventano semplicemente “belle” (packaging) e si fanno consumare, nient’altro, capovolgendo il loro destino che è quello di immettere del caos nella consuetudine delle forme. I disastri dell’idealismo, nei confronti di opere ritenute non belle e pericolose (Caravaggio docet) sono enormi. Mentre oggi questi disastri si prolungano nel culto del banale, forma postmoderna del bello di massa. Come accade nel film Titanic è bello cantare mentre si affonda. Il contrario sarebbe meglio.
