<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>EcoHousingArt &#187; Eco Web Magazine</title>
	<atom:link href="http://www.ecohousing-art.it/category/news/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.ecohousing-art.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 30 Nov 2011 12:15:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Al MIP di ottobre Ecohousing Art distribuisce oltre 600 mattoncini per sorridere con il mondo</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/al-mip-di-ottobre-ecohousing-art-distribuisce-oltre-600-mattoncini-per-sorridere-con-il-mondo/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/al-mip-di-ottobre-ecohousing-art-distribuisce-oltre-600-mattoncini-per-sorridere-con-il-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 16:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Mioli]]></category>
		<category><![CDATA[Arianna Bassi]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di idee Ecohousing Art]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Paola Aglione]]></category>
		<category><![CDATA[EcoHousing Art]]></category>
		<category><![CDATA[Facce da Ecohousing]]></category>
		<category><![CDATA[Finalista al MIP 2010]]></category>
		<category><![CDATA[fun club "Facce da Ecohousing - Green People Smile"]]></category>
		<category><![CDATA[Green People Smile]]></category>
		<category><![CDATA[Greta La Rocca]]></category>
		<category><![CDATA[House living and business]]></category>
		<category><![CDATA[il primo reality show interattivo]]></category>
		<category><![CDATA[la maratona delle imprese creative]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta anti crisi]]></category>
		<category><![CDATA[work in progress]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1428</guid>
		<description><![CDATA[Ecohousing Art si è posizionato tra le 20 aziende finaliste del MIP, Milano in Progress, la maratona delle aziende creative che si è svolta domenica 10 ottobre presso la Loggia dei Mercanti a Milano. Pur non essendo salita sul podio, <strong>Ecohousing Art ha raggiunto il suo obiettivo: promuovere un nuovo equilibrio Uomo-Casa-Ambiente</strong>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br/><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:10px;" title="Ecohousing Art Green People Smile" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Ecohousing_Art_green_people_smile.jpg" alt="" width="302" height="214" />GREEN PEOPLE SMILE AT MILANO IN PROGRESS<br/><br/>Ecohousing Art si è posizionato tra le 20 aziende finaliste del MIP, Milano in Progress, la maratona delle aziende creative che si è svolta domenica 10 ottobre presso la Loggia dei Mercanti a Milano. Pur non essendo salita sul podio, <strong>Ecohousing Art ha raggiunto il suo obiettivo: promuovere un nuovo equilibrio Uomo-Casa-Ambiente</strong>. <br/><br/>Per l&#8217;occasione Ecohousing Art ha infatti realizzato e distribuito oltre 600 mattoni &#8211; il simbolo dell&#8217;abitare &#8211; in versione extrasmall con un esplicito invito a sorridere e far sorridere il mondo, oltre a fotografare un centinaio di persone che hanno posato davanti al simbolo di Ecohousing Art, il Green World, divertendosi e mettendosi in gioco con buffe espressioni e grande senso dell&#8217;amicizia. Del giovane e grintoso staff erano presenti la coordinatrice Daniela Paola Aglione (36 anni), munita di macchina fotografica, Greta La Rocca (28 anni), coordinatore editoriale del webzine House living and business, Antonella Moioli (46 anni), PR esperta di tecnologie e cultura del verde, Arianna Bassi (24 anni), redattore e grande intrattenitrice, che durante i 5 minuti di presentazione ha distribuito a tutto il pubblico presente almeno un centinaio di mattonicini; tutte con l&#8217;immancabile cerchietto Ecohousing Art realizzato naturalmente con foglie riciclate. <br/><br/><strong>La presentazione è stata semplice ed avvincente</strong>: un minuto e mezzo di video che ha spiegato la logica e l&#8217;importanza delle reti digitali e l&#8217;iniziativa delle piccole imprese creative, e tre minuti di spiegazione alternata tra Aglione e La Rocca, con la domanda finale della giornalista Santonocito di Job.24 su una eventuale seconda edizione. <br/><br/>Daniela Aglione risponde &#171;Certamente, ma vogliamo innanzitutto portare a termine con successo la prima edizione, che è sempre la più difficile. Non abbiamo mezzi paragonabili a Premio Terna, ma la forza delle nostre idee e tutto il nostro incessante lavoro che svolgiamo su più fronti, dalla conoscenza reale delle discipline coinvolte e del loro mercato, all&#8217;ideazione di strategie di comunicazione. Però vedo che in molti hanno &#8220;succhiato&#8221; alcune nostre idee, per esempio lo stesso Premio Terna ha incentivato e promosso la votazione online di una Giuria Popolare. Significa che le idee sono buone&#187;. <br/><br/>La giornalista Greta La Rocca aggiunge &#171;Noi stesse stiamo lavorando &#8220;work in progress&#8221;, io che coordino House Living and business mi rendo conto ogni giorno di come siano veloci i cambiamenti sia in ambito culturale che di mercato. Intervistando i grandi protagonisti dell&#8217;architettura sento sempre ripetere che non c&#8217;è bisogno di nuove griffe, ma di idee che rispettino tutti i diversi ambiti sociali e il contesto urbanistico, storico, culturale e naturale. Mettiamo in campo in tempo reale nuove strategie per i nostri partecipanti a mano a mano che la situazione si evolve. La risposta è buona, ma <strong>vogliamo raggiungere l&#8217;obiettivo di quasi un migliaio di iscritti perché il concorso possa ritenersi significativo sia per i creativi che per le aziende che vi si affacciano nella speranza di trovare idee su cui investire</strong>&#187;. <br/><br/>La Aglione, che ha alle spalle studi artistici e una significativa esperienza in ambito commerciale aggiunge &#171;Ad ogni modo <strong>ci sembra un&#8217;ottima ricetta anti-crisi</strong> perché artisti, designers, architetti e ingegneri possono realmente sperare di farsi notare dalle aziende attraverso il loro progetto, o dai cittadini desiderosi di vivere con consapevolezza in un ambiente più sostenibile e che si possono rivolgere direttamente a tutti gli iscritti per acquisire liberamente opere e progetti&#187;. <br/><br/>Lo staff è rimasto alla Loggia dei Mercanti per tutto il pomeriggio, accogliendo tutti i nuovi componenti del <strong>fun club &#8220;Facce da Ecohousing &#8211; Green People Smile&#8221;</strong> che si sono davvero divertiti, posando con grande ironia e partecipazione davanti al Green World. Qui sotto potete seguire il link per la gallery dei nuovi arrivati.<br/><br/><span style="color: #ff2400;">MILANO IN PROGRESS 2010 &#8211; LA MARATONA DELLE IMPRESE CREATIVE &#8211; I 20 FINALISTI<br/>&#8226; IlSole24Ore.com </span> | 13 ottobre 2010 | &#8226; <a href="http://foto.ilsole24ore.com/Job/News/2010/milano-progress-2010/milano-progress-2010_fotogallery.php" target="blank">Vai all&#8217;articolo </a><br/><span style="color: #ff2400;">CREATTIVI &#8211; FOTO DIARIO DELLA MARATONA DELLE IMPRESE CREATIVE<br/>&#8226; JobTalk.Blog.IlSole24Ore.com </span> | 12 ottobre 2010 | &#8226; <a href="http://jobtalk.blog.ilsole24ore.com/jobtalk/2010/10/cre-attivi-milano-in-progress-foto-diario-minimo-della-maratona-delle-imprese-creative-.html#tp" target="blank">Vai all&#8217;articolo </a><br/><strong><span style="color: #ff2400;">GREEN PEOPLE SMILE, LE NUOVE FACCE DA ECOHOUSING ART</strong><br/>&#8226; Ecohousing-art.it </span> | &#8226; <a href="http://www.ecohousing-art.it/green-people-smile/" target="blank">Guarda la gallery </a><br/><span style="color: #ff2400;">SCATTA LA TUA FOTO DAVANTI A UN FONDO UNIFORME E INVIALA ALLO STAFF DI ECOHOUSING ART,<br/>NOI TE LA PUBBLICHIAMO COL MONDO<br/>&#8226; Ecohousing-art.it </span> | &#8226; <a href="mailto:concorso@ecohousing-art.it">Manda qui la tua foto</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/al-mip-di-ottobre-ecohousing-art-distribuisce-oltre-600-mattoncini-per-sorridere-con-il-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un Parco Regionale tra Nord Milano e Brianza</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/facciamo-della-brianza-milanese-un-parco-regionale-lombardo/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/facciamo-della-brianza-milanese-un-parco-regionale-lombardo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 16:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[ARTURO LANZANI]]></category>
		<category><![CDATA[crimini ambientali e mafiosi]]></category>
		<category><![CDATA[discariche abusive]]></category>
		<category><![CDATA[EMILIO PADOA-SCHIOPPA]]></category>
		<category><![CDATA[infiltrazione mafiosa brianza]]></category>
		<category><![CDATA[mafie al nord]]></category>
		<category><![CDATA[MARCO FREY – Docente di economia e gestione delle imprese]]></category>
		<category><![CDATA[PAOLO PILERI]]></category>
		<category><![CDATA[parco regionale delle groane]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi ambientali lombardi]]></category>
		<category><![CDATA[STEFANO BOCCHI – Docente di agronomia e coltivazioni erbacee]]></category>
		<category><![CDATA[valle del fiume Lambro]]></category>
		<category><![CDATA[VITAMINA VERDE]]></category>
		<category><![CDATA[‘ndrangheta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1418</guid>
		<description><![CDATA[<strong>Per un nuovo parco regionale tra Nord Milano e Brianza centro-occidentale
Contro il crimine, in difesa dell’ambiente, per garantire la vivibilità</strong>

La parte di territorio del Nord Milano e della Brianza centrale situato tra la valle del fiume Lambro a est e il Parco regionale delle Groane ad ovest è una delle zone più urbanizzate della Lombardia (e d’Europa) e una delle zone dove negli ultimi anni si è maggiormente diffusa l’urbanizzazione, con la conseguente erosione degli spazi liberi a margine del tessuto urbano esistente e spazi liberi in aperta area agricola. In questo scenario vivono circa 450.000 persone. L’urbanizzazione media in questo territorio, riferendosi ad un’area ristretta di 19 comuni, si attestava nel 1999 al 62% circa. Oggi tale soglia è al 65%. <strong>Un territorio “tutto pieno”, quasi senza più aree di rallentamento, silenzio, penombra, campagna, natura e sempre più “pieno” di attività criminose.</strong>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="titoletto_interno"><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:10px;" title="....dida foto...." src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Per il Parco della Brianza milanese-big.jpg" alt="" width="302" height="214" />LA PETIZIONE</div>
<p><br/><strong>Per un nuovo parco regionale tra Nord Milano e Brianza centro-occidentale Contro il crimine, in difesa dell’ambiente, per garantire la vivibilità</strong><br/><br/>La parte di territorio del Nord Milano e della Brianza centrale situato tra la valle del fiume Lambro a est e il Parco regionale delle Groane ad ovest è una delle zone più urbanizzate della Lombardia (e d’Europa) e una delle zone dove negli ultimi anni si è maggiormente diffusa l’urbanizzazione, con la conseguente erosione degli spazi liberi a margine del tessuto urbano esistente e spazi liberi in aperta area agricola. In questo scenario vivono circa 450.000 persone. L’urbanizzazione media in questo territorio, riferendosi ad un’area ristretta di 19 comuni, si attestava nel 1999 al 62% circa. Oggi tale soglia è al 65%. Ma non basta, nei pochi spazi aperti rimasti si aggiunge la presenza sempre più frequente di recinti impenetrabili, di terre scarificate, di depositi a cielo aperto, di discariche abusive e di aree di lavorazione. <br/><strong>Un territorio “tutto pieno”, quasi senza più aree di rallentamento, silenzio, penombra, campagna, natura e sempre più “pieno” di attività criminose.</strong><br/><br/><strong>La ‘ndrangheta</strong> infatti ha avuto un ruolo non marginale nella attività di nuova edificazione, nel condizionare le scelte urbanistiche, nel promuovere un esplosivo consumo del suolo ed anche nel degrado dei pochi spazi aperti residui (fatto salvo che nelle aree tutelate dai due PLIS, Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, del Grugnotorto-Villoresi e della Brianza centrale).<br/><br/>Per questo è importante creare un nuovo parco regionale contro il cemento e contro le mafie, per una migliore vivibilità del territorio urbanizzato, per sviluppare una nuova agricoltura urbana e per favorire le connessioni ecologiche tra i sistemi ambientali lombardi. Un parco che confederi i due PLIS esistenti e si allarghi a molte nuove aree oggi minacciate da nuove urbanizzazioni e sottoposte a degrado.<br/><br/><strong>PERCH&Eacute; UN NUOVO PARCO TRA IL NORD MILANO E LA BRIANZA &Egrave; VITAMINA VERDE</strong><br/> La costituzione di un nuovo parco regionale in questi spazi risponde allora a sei fondamentali esigenze.<br/><br/><strong>1)</strong> In primo luogo il mantenimento di questi spazi e la loro riconversione ad un mix equilibrato di verde fruibile, di percorsi pedonali e ciclabili, di agricoltura sostenibile risponde ad una esigenza di <strong>vivibilit&agrave;</strong> di questi territori da parte dei loro abitanti.<br/><br/><strong>2)</strong> In secondo luogo l’istituzione di un nuovo parco regionale in un territorio così delicato e sottopressione è l’unica modalità con cui realmente si può dar seguito ad un compito ecologico &#8211; ambientale fondamentale, riconosciuto dallo stesso Piano Territoriale Regionale (PTR): <strong>la creazione di un corridoio ecologico</strong> ovest-est tra il Lambro e le Groane.<br/><br/><strong>3)</strong> In terzo luogo l’istituzione di questo nuovo parco si propone di <strong>frenare i molteplici processi di infiltrazione mafiosa </strong> e della criminalità organizzata che punta a riciclare denari nel settore delle terre e dell’edilizia. Il parco diventa così elemento di sostegno ad una politica più generale di rispetto della legalità e un simbolo di opposizione a questo sistema criminoso che, in più, soffoca e priva di valori paesaggistici i centri della Brianza.<br/><br/><strong>4)</strong> In quarto luogo l’istituzione di un nuovo parco regionale risponde all’esigenza di accompagnare un processo di <strong>riconversione e rafforzamento delle attivit&agrave; agricole</strong> rimaste, valorizzando la produzione a km zero, le possibilità di conversione delle imprese verso la multifunzionalità, nonché la possibile funzione educativa e sociale.<br/><br/><strong>5)</strong> Il parco valorizza il fatto che <strong>il suolo non edificato &egrave; una risorsa multifunzionale</strong>: conservazione della biodiversità, produzione di cibo, sequestro di carbonio, mancata emissione di CO2, produzione di biomassa, base per la vegetazione e quindi della produzione di ossigeno, regolazione idrica, etc. In un’area così congestionata come la Brianza centrale, i suoli liberi sono un bene comune e una risorsa scarsa.<br/><br/><strong>6)</strong> Infine, l’istituzione di un nuovo parco regionale intende <strong>raccogliere, sostenere e dare continuit&agrave; ad alcune iniziative locali</strong> faticosamente emerse negli anni più recenti, come i due PLIS istituti (e un terzo in via di formazione). La realizzazione di un nuovo parco sarebbe occasione di connessione fisica, ma anche di <strong>messa in rete delle esperienze di gestione</strong> e di costituzione di un’unica, razionale e leggera struttura di gestione.<br/><br/>
<div id="titoletto_interno">I FIRMATARI DELLA PETIZIONE</div>
<p>Per tutte queste ragioni <strong>ci appelliamo</strong> ai cittadini, alle associazioni, alle forze politiche e alle istituzioni locali affinché sostengano questa iniziativa.<br/><br/>ARTURO LANZANI &#8211; Docente di geografia del paesaggio e progettazione urbanistica (Politecnico di Milano)<br/> PAOLO PILERI &#8211; Docente di tecnica e pianificazione urbanistico-ambientale presso il Politecnico di Milano <br/>EMILIO PADOA-SCHIOPPA &#8211; Docente di Ecologia (Università degli Studi di Milano Bicocca)<br/> STEFANO BOCCHI &#8211; Docente di agronomia e coltivazioni erbacee (Università degli Studi di Milano)<br/> MARCO FREY &#8211; Docente di economia e gestione delle imprese (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa)<br/><br/>
<div id="titoletto_interno">ALLEGATI</div>
<p>- La Proposta del Parco Regionale tra Nord Milano e Brianza centro-occidentale <a href="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/2010_07_15_Proposta_Parco_Regionale_NORD MILANO_BRIANZA.pdf" target="blank">SCARICA IL PDF</a><br />
- Andamento demografico e copertura del suolo (1999/2007) <a href="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/2010_07_15_Proposta_Parco_Regionale_NORD MILANO_BRIANZA_Tabella1_Andamento_demografico.pdf" target="blank">SCARICA IL PDF</a><br />
- Variazione Aree urbanizzate e coefficienti di copertura del suolo (1999/2007) <a href="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/2010_07_15_Proposta_Parco_Regionale_NORD MILANO_BRIANZA_Tabella2_Variazione_Aree.pdf" target="blank">SCARICA IL PDF</a><br />
- Mappa del Parco Regionale tra Nord Milano e Brianza centro-occidentale <a href="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/2010_07_15_Proposta_Parco_Regionale_NORD MILANO_BRIANZA_Mappa_del_Parco.pdf" target="blank">SCARICA IL PDF</a><br/><br/><span style="color: #ff2400;"><strong>SOTTOSCRIVI LA PETIZIONE</strong></span> <a href="mailto:info@housecompany.it">INVIACI UNA MAIL</a> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/facciamo-della-brianza-milanese-un-parco-regionale-lombardo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>2012, Catastrofismo e fine dei tempi</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/2012-catastrofismo-e-fine-dei-tempi/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/2012-catastrofismo-e-fine-dei-tempi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 08:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Alieno Gambarin]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Paola Aglione]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Gambarin]]></category>
		<category><![CDATA[Ecoweb magazine]]></category>
		<category><![CDATA[informazione costruttiva]]></category>
		<category><![CDATA[Land Art]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1421</guid>
		<description><![CDATA[Come dicono Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari nel nuovo lavoro a quattro mani 2012. Catastrofismo e fine dei tempi, il vero male del terzo millennio sono i catastrofisti. In Occidente ne dilagano d'ogni risma e caratura, tanto che ogni abitante può scegliersi l'appartenenza alla sciagura preferita. Ma la Terra spesso si fa beffe dell'uomo e delle sue previsioni apocalittiche.<br/>Un'Ansa datata 26 novembre 2007 prevedeva che quello sarebbe stato l'anno più caldo del secolo, ebbene dopo quasi 98 anni si è vista la neve a Buenos Aires. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table width="600" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tr height="190">
<td width="195" height="165"><img align="top" "style="border: 0pt none; " title="Alieno 1 Dario Gambarin" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/alieno1_dario_gambarin.jpg" alt="" width="195" height="165" />
</td>
<td height="165"><img align="top" "style="border: 0pt none; " title="Alieno 2 Dario Gambarin" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/alieno2_dario_gambarin.jpg" alt="" width="195" height="165" /></td>
<td height="165"><img align="top" "style="border: 0pt none; " title="Alieno 3 Dario Gambarin" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/alieno3_dario_gambarin.jpg" alt="" width="195" height="165" /></td>
</tr>
<tr height="27">
<td align="center" width="200">1. Dario Gambarin Alieno 2010 Welcome 1</td>
<td align="center">2. Dario Gambarin Alieno 2010 Welcome 2</td>
<td align="center">3. Dario Gambarin Alieno 2010 Welcome 3</td>
</tr>
</table>
<p><br/><br/>Come dicono Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari nel nuovo lavoro a quattro mani &#8220;<a href="http://www.ilgiornale.it/cultura/apocalisse_vera_catastrofe_e_linvasione_catastrofisti/27-07-2010/articolo-id=463634-page=0-comments=1">2012. Catastrofismo e fine dei tempi</a>&#8220;, il vero male del terzo millennio sono i catastrofisti. In Occidente ne dilagano d&#8217;ogni risma e caratura, tanto che ogni abitante può scegliersi l&#8217;appartenenza alla sciagura preferita. Ma la Terra spesso si fa beffe dell&#8217;uomo e delle sue previsioni apocalittiche.<br/>Un&#8217;Ansa datata 26 novembre 2007 prevedeva che quello sarebbe stato l&#8217;anno più caldo del secolo, ebbene dopo quasi 98 anni si è vista la neve a Buenos Aires. Con l’aumento delle temperature l&#8217;Adriatico avrebbe dovuto sommergere Venezia fino a Mantova, ma la Stampa del 19 febbraio 2008 racconta che a Venezia a febbraio l’acqua era così bassa, -61 cm, che in gran parte della laguna gondole e barche non riuscivano a galleggiare.<br/><br/>Ma la fine del 2012 serpeggia, ce lo insegnano anche la numerologia e la cabala:<br/>in numerologia ogni numero corrisponde ad una lettera, per cui <em>21 12 2012 = A B B A A B</em>. La lettura ebraica scorre da destra a sinistra, per cui rovesciando le lettere si ottiene un BAABBA, meglio, <strong>BA &#8211; ABBA</strong>, tradotto in <strong>il Padre sta arrivando</strong>.<br/><br/>E che dire dell&#8217;estinzione delle api? Navigando su Google si scopre che non esiste nessuna una fonte certa che attribuisca la celebre <em>Se l&#8217;ape scomparisse, all&#8217;uomo resterebbero quattro anni di vita</em> ad Albert Einstein, frase comparsa per la prima volta a metà anni &#8217;90 (secondo la fonte  <a href="http://www.snopes.com/quotes/einstein/bees.asp">Snopes</a>) su un volantino di apicoltori francesi. Certo, la <strong>Colony Collapse Disorder (CCD)</strong> esiste davvero, ma non vi sono certezze per le conseguenze sulla biosfera.<br/><br/>Possiamo andare avanti: secondo la profezia di San Malachia di Armagh, il 112° papa sarebbe l&#8217;ultimo. Ratzinger &egrave; il 111°, manca solo <strong>Petrus Romanus</strong>, poi la Chiesa Romana crolla. Alcune ipotesi dicono che il Petrus Romanus non sia il prossimo papa, bensì il Camerlengo che, alla morte del pontefice regnante, risiederebbe sul trono di Pietro in attesa dell&#8217;elezione del successivo. L&#8217;attuale Camerlengo &egrave; il Card. Tarcisio <strong>Pietro</strong> Evasio Bertone, nato a <strong>Romano</strong> Canavese (1934).  Se ancora non bastasse circolano dozzine di teorie sul fantomatico pianeta <strong>Nibiru</strong>, il Pianeta X che nel 2012 dovrebbe impattare sulla terra, o altre interessanti ma non riconosciute (neppure dalla NASA) teorie che vedrebbero dall&#8217;inversione dei poli alle invasioni aliene.<br/><br/>Di ieri &#8211; 26 luglio 2010 &#8211; la performance-land art di Dario Gambarin &#8220;<strong>ALIENO 2012 WELCOME</strong>&#8220;, che d&agrave; il benvenuto agli alieni o alle trasformazioni che verranno. In perfetto stile Gambarin &#8211; artista di adozione bolognese che spesso seguiamo nelle sue operazioni in equilibrio tra arte e comunicazione &#8211; la provocazione ha uno sfondo positivistico che nulla ha a che vedere con il film <em>2012. l&#8217;Avvento del Male</em> di Brian Trenchard Smith, ma vuole essere uno spunto di riflessione a cavallo tra pi&ugrave; o meno drammatiche profezie e responsabilità dell&#8217;agire umano. Come sempre, le opere di Gambarin hanno un impatto non invasivo e temporaneo. Anche l&#8217;ultimo sforzo in questo momento è stato gi&agrave; rimosso e la terra è tornata a riposo. In attesa del prossimo flirt mondano.<br/><br/><strong>Daniela Paola Aglione<br/>27 luglio 2010</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/2012-catastrofismo-e-fine-dei-tempi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Roberto A. Cherubini: «Vivo fuori rete e la limitazione non è punitiva»</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/roberto-a-cherubini-%c2%abvivo-fuori-rete-e-la-limitazione-non-e-punitiva%c2%bb/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/roberto-a-cherubini-%c2%abvivo-fuori-rete-e-la-limitazione-non-e-punitiva%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 May 2010 12:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[architettura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[colle di Proceno]]></category>
		<category><![CDATA[edifici ecosostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Carli]]></category>
		<category><![CDATA[House living and business]]></category>
		<category><![CDATA[off-grid house]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio energetico]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cherubini]]></category>
		<category><![CDATA[spazio per abitare]]></category>
		<category><![CDATA[Sull’orlo del precipizio. Architettura della geocompatibilità]]></category>
		<category><![CDATA[vivere fuori rete]]></category>
		<category><![CDATA[Zero Energy Unit]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1360</guid>
		<description><![CDATA[Roma avrà un museo autosufficiente dal punto di vista energetico. Il progetto è affidato al <strong>CSIAA</strong>, Centro Studi Interdisciplinari sull'Architettura e sull'Ambiente, associazione di progettisti. <br/>Lo rivela il fondatore e coordinatore del centro, <strong>Roberto A. Cherubini</strong>, docente di Progettazione architettonica all'università della Capitale, con un’attenzione particolare per l’architettura sostenibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:25px;" title="Roberto A. Cherubini" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Roberto-Cherubini.jpg" alt="" width="190" height="190" />Roma avrà un museo autosufficiente dal punto di vista energetico. Il progetto è affidato al <strong>CSIAA</strong>, Centro Studi Interdisciplinari sull&#8217;Architettura e sull&#8217;Ambiente, associazione di progettisti. <br/>Lo rivela il fondatore e coordinatore del centro, <strong>Roberto A. Cherubini</strong>, docente di Progettazione architettonica all&#8217;università della Capitale, con un’attenzione particolare per l’architettura sostenibile.<br/><br/><br/><strong>Di che progetto si tratta?</strong><br/>Si tratta di un progetto significativo: la nuova copertura fotovoltaica di un grosso museo archeologico che lo renderà il primo al mondo autonomo dal punto di vista energetico. Una scommessa importante per noi. Non posso dire di più.<br/><br/><strong> La realizzazione fa pensare all&#8217;installazione dei pannelli fotovoltaici sopra la Sala Nervi in Vaticano…</strong><br/>Ma quella si limitava alla copertura del tetto piano esistente, aggiungendosi al sistema elettrico dell&#8217;edificio. Mentre la nostra idea vuole essere una scommessa sull&#8217;integrazione dei pannelli nel sistema energetico del palazzo e in una nuova forma architettonica con una propria estetica. La nostra intenzione è di andare ad abbellire il palazzo con pannelli trasparenti su cristallo. Ottenere così una vetrata con, qua e là, punti opachi in corrispondenza dei frammenti di silicio in cui avviene l&#8217;accumulo di energia.<br/><br/><strong>Roberto A. Cherubini è un innovatore. Dal 1999 riflette sulle relazioni tra l’architettura, la città e il paesaggio con progetti, sperimentazioni e dibattiti. Lui stesso ha applicato alla propria esistenza quotidiana una di queste sperimentazioni: da un decennio vive fuori rete. Che cosa significa?</strong><br/>Significa che nel casale ristrutturato con un mio progetto su un colle di Proceno, tra l’Alto Lazio e il Senese, mi sono reso indipendente con luce, gas, acqua e riscaldamento. Con sette metri quadri di pannelli fotovoltaici sul tetto produco per me e mia figlia un kilowatt di energia che ci serve per il televisore, il frigorifero, lo scaldabagno e il computer escludendo, invece, lavatrice e phon. Una potenza pari a un terzo di quella utilizzata da una comune abitazione.<br/><br/><strong>Ma le basta per vivere?</strong><br/>Me la faccio bastare e la gestisco immagazzinandola in cinque grosse batterie (simili a quelle delle auto) che mi danno riserve per 48 ore, monitorate con due display. Il gas per la cucina viene dalla bombola. Due stufe a legna riscaldano gli ambienti (soggiorno, cucina e due camere) anche facendo passare le canne fumarie all’esterno dei muri. L’acqua poi viene resa potabile da un antico sistema di filtraggio da una vasca sovrastante la casa.<br/><br/><strong>Lei è stato il primo in Italia a vivere fuori rete. Si sente un pioniere o un eccentrico sperimentatore?</strong><br/>Mi sento uno sperimentatore pacato perché la limitazione non deve essere vista come punitiva. La mia off-grid house, <em>Zero Energy Unit</em>, è nata 10 anni fa con l’obiettivo di dimostrare che si può vivere in modo normale fuori rete. Il tutto è iniziato quando acquistai questa casa, sul colle di una creta senese. Quando chiesi all’Enel di poter essere allacciato all’elettricità, volli vedere il progetto e scoprii che, per portarmi l’energia elettrica dall’ultima cabina, avrebbero dovuto erigere una palificata di media tensione con pali altri 12 metri. Inoltre, il palo di fine linea sarebbe stato installato davanti alla porta di casa con tanto di trasformatore che avrebbe emesso un ronzio costante. In un attimo mi resi conto che il paesaggio che avevo davanti agli occhi e che amavo sarebbe irrimediabilmente cambiato. A quel punto risposi: <em>No grazie</em>. E mi sono arrangiato diversamente.<br/><br/><strong>Per <em>Vivere in modo normale</em> cosa intende?</strong><br/>Normale, intendo, senza pretendere sofisticati e futuristici servizi di domotica e, al contempo, cercando di alleggerire le strutture pesanti. &Egrave; un pò come con la telefonia cellulare. Quando nacque ci si chiese perché ce ne fosse bisogno poiché avevamo già il telefono fisso. Oggi il telefono fisso è usato sempre meno. Questo apre una sterminata possibilità di  applicazioni.<br/><br/><strong>Il CSIAA è un luogo di sperimentazione, elaborazione e dibattito, dispiegato su problematiche progettuali inconsuete, con il fine ultimo di ragionare sull&#8217;architettura, sulla città e sul paesaggio fuori dagli schemi solitamente adottati. Cosa significa <em>Problematiche progettuali inconsuete e fuori dagli schemi</em>? Può fare qualche esempio?</strong><br/><br />
Laddove ci sono frane o terreni difficili, il nostro atteggiamento è di abbandonarli o di trasformarli in discariche. Invece, con alcuni colleghi che poi mi hanno raggiunto al CSIAA, abbiamo messo a punto una strategia per creare qualcosa che potesse muoversi assieme al terreno, siamo partiti dal concetto che in un territorio di dissesto geologico è l’architettura dell’edificio a doversi adattare al territorio e non viceversa con strutture di contenimento. L’antefatto è stato il libro da noi scritto <em>Sull’orlo del precipizio. Architettura della geocompatibilità</em>.<br/><br/><strong>Può fare degli esempi di territori che si sono adattati agli edifici?</strong><br/>Purtroppo è la generalità di quel che avviene. <br/><br/><strong> In base a questo ragionamento della mancanza di spazio quindi dobbiamo ripiegarci sul concetto di riciclo di vecchi edifici. Questo non limita il campo d’azione dei moderni urbanisti ed architetti rispetto ai loro colleghi del passato?</strong><br/>Lo spazio per abitare manca. Così abbiamo concepito un modo di abitare a spazio multi-livello in cui il piano zero sia una pura astrazione, in cui non si devono avere persone che vivono sotto le altre. Nel 2000 fummo chiamati dall’ente fieristico di Hannover per elaborare un progetto per il riuso dell’edificio dell’Expo. Noi ne presentammo uno nel quale si partiva dall’idea di intervenire sotto la linea del terreno utilizzando i padiglioni della fiera come punti di uscita. Poi abbiamo creato nuovi habitat sostenibili per l’aeroporto di Reykiavik, e per le città di Copenaghen e Valencia.<br/><br/><strong>Di che progetti si tratta?</strong><br/>Nel progetto di Reykjavik abbiamo convertito in Mile la pista principale dell’attuale aeroporto. Il Mile è un sistema lineare di spazi pubblici, aree verdi, specchi acqua ed è percorso per l&#8217;intera lunghezza da una ferrovia leggera sopraelevata. Sopra si innesta l&#8217;intero nuovo impianto di abitazioni, servizi direzionali e commerciali, edifici per il tempo libero e il lavoro, per la cultura e per il trasporto. Sul suo asse convergono le due università, il policlinico, l&#8217;hub intermodale nazionale. Per Copenaghen e Valencia abbiamo ideato un modello di duna artificiale che racchiude al suo interno parcheggi, linee ferroviarie leggere e strade, oltre a zone per il passeggio e ricreative. Scorrendo lungo l’insediamento urbano e servendo da elemento di collegamento tra i vari quartieri, è pensata in modo che contenga tutto il traffico urbano lasciando l’esterno completamente pedonalizzato. Queste dune sono progettate anche in modo da  influire sul microclima delle città: a Copenaghen per fermare i venti freddi da nord, a Valencia, quelli caldi, umidi da sud. Inoltre, hanno dispositivi di apertura anche per sfruttare al meglio condizioni atmosferiche favorevoli come l’energia solare.<br/><br/><strong>Riciclare oggi ha una connotazione negativa. A suo avviso il termine è destinato a trasformarsi in un concetto positivo? Se sì, perché?</strong><br/>Io non ho mai parlato di riciclo di un edificio ma di riuso di spazi che a volte può comprendere anche la tabula rasa. Il riuso è sempre esistito prima che si arrivasse a questa mania tutta moderna di voler sempre avere il nuovo. Al momento stiamo lavorando ad un progetto per trasformare in edifici eco-sostenibili case prefabbricate degli anni Settanta a Francoforte sul Meno. Case di un’area degradata di disagio da trasformare in un quartiere vivibile.<br/><br/><strong>Quando è invece il caso di fare tabula rasa?</strong><br/> Quando si vuole ricostruire con criteri di risparmio energetico ed eco sostenibilità.<br/><br/><strong>Perché le fasce costiere sono le più adatte alla sperimentazione? Mi fa un esempio di un progetto portuale ben riuscito e di uno malriuscito o da rivedere?</strong><br/>Le fasce costiere sono le più adatte alla sperimentazione perché, strette tra il mare e l’ambiente costruito, dispongono di meno spazio d’azione, di una “costipazione” che, tuttavia, è molto stimolante. Questo si vede nel progetto di Valencia per l’area del porto vecchio dopo l’America’s Cup del 2007. Come CSIAA abbiamo partecipato al progetto Haafen City di Amburgo nel quale il centro città ha scoperto di affacciarsi sul grande fiume, l’Elba. Abbiamo spostato il porto e si è creato un lunghissimo fronte d’acqua sul quale intervengono le varie attività. Noi abbiamo partecipato con un workshop con studi sul territorio. In quel progetto si sono cimentate praticamente tutte le archistar di oggi. Tutte hanno commesso lo stesso errore: troppo a lungo si sono trascurate questioni di immagine, forma, identità di una città e hanno pensato di poter risolvere i problemi di un luogo con capolavori isolati che, tuttavia, non sono in grado di dare un senso di appartenenza e di identità collettiva che invece è quello di cui ha più bisogno una città. Le archistar fanno un altro lavoro e mancano l’obiettivo principale: quello di costruire una città.  Ad Amburgo questo si vede bene nell’inserimento di singoli elementi che pur essendo singolarmente interessanti non contribuiscono collettivamente a quest’idea.<br/><br/><strong>Nell’ambito della CSIAA, lei si occupa di progetti di costruzione sull&#8217;acqua. Cosa può dirmi di quello del lago di Bolsena? Altri esempi nel nord Italia?</strong><br/>Oltre al progetto di Bolsena abbiamo realizzato quelli di Bracciano e Trasimeno, tutti laghi vulcanici quindi conche tondeggianti. Siamo partiti dal considerare il fronte d’acqua marino come palindromo, cioè come le parole che si possono leggere dall’inizio o dalla coda e sono sempre uguali. Il progetto sul lago di Bolsena si basa sull’idea che vi siano punti di riferimento, detti anche landmarks. Punti di riferimento visivi, come i campanili delle chiese di una volta, e pensati in un ordine che segue essenzialmente tre criteri: di identità del luogo, di realisticità e di utilità. Noi abbiamo lavorato per esempio sulle stazioni di navigazione dei battelli che attraversano i laghi.Inoltre, mentre noi ci siamo concentrati sui laghi del Lazio, i colleghi di Darmstadt in Germania lo hanno fatto con il lago di Como. Un lago che ha altre caratteristiche, glaciale con rive alte e di dimensione allungata.<br/><br/><strong>A proposito di Como, la città ha questa polemica sul muro costruito sul lungo lago che impedisce la vista&#8230;</strong><br/>Non conosco direttamente la disputa anche se posso capire che un muro che copre la visuale possa infastidire la popolazione. Mi ricorda un’analoga querelle sul progetto per l’Ara Pacis di Meyer a Roma dove il lungo muro sul Tevere è stato ricostruito sulla base di una documentazione storica. Oppure sulla polemica scatenata ad Amburgo dove, in pieno centro, era sorta della vegetazione spontanea con ogni tipo di essenze che, con il nuovo progetto, è stata eliminata. La gente non ricordava che solo 30 anni prima in quel punto non solo non c’erano alberi, ma c’era una concentrazione urbanistica molto elevata. A volte la memoria storica collettiva è molto corta e fortunatamente disponiamo di documenti storici che ce la rinfrescano.<br/><br/><strong>Qual è il suo paradigma della città di oggi? Secondo il sociologo francese Michel Maffesoli &#8211; <em><a href="http://www.immobilia-re.eu/michel-maffesoli-nelle-citta-del-futuro-gli-stili-di-vita-saranno-tribali/">Leggi l&#8217;intervista</a></em> &#8211; siamo all’inizio di una fase post-moderna in cui ci si è stancati della città razionale, con un unico centro, una città che prediligeva il quantitativo al qualitativo. Oggi la città va nel senso della conurbazione, delle tribù nomadi che vivono in tanti poli diversi (tante città dentro la città) a seconda dei loro bisogni del momento (sportivi, religiosi, culturali, sessuali, ecc.) e che cercano la qualità, mossi essenzialmente dalla sensibilità ecologica. Tribù con una logica glocal: estremamente legate al territorio ma anche, grazie a internet, alla tecnologia, in continuo movimento ai quattro angoli del mondo. Dei moderni Marco Polo avvantaggiati dalla tecnologia. Lei è d’accordo con questa visione della nuova città?</strong><br/>Sono d&#8217;accordo con il sociologo Maffesoli. Il problema che si pone ora quando pensiamo a progettare una città sostenibile ecocompatibile è che o riusciremo ad incontrare i sogni di queste tribù di nomadi di cui parla il sociologo Maffesoli, oppure otterremo città efficientissime, ipertecnologicizzate, ma irrimediabilmente tristi.<br/><br/><strong>Come rimediare ai disagi socioambientali, (alla depressione male del secolo) attribuibili ai contro-effetti della razionalizzazione moderna delle città? Il ritorno in architettura di inclinazioni <em>organiche</em>: la ricerca linguistica biomorfa inorganica, la tendenza dell&#8217;architettura domestica modellata sull&#8217;abitante, la ricerca di benessere attraverso un&#8217;architettura biocompatibile possono essere delle risposte, possono essere delle <em>cure</em> del disagio?</strong><br/>Come rimediare al disagio attuale della città? Finché ci poniamo il problema singolarmente del nostro abitare è inevitabile sentirsi soli. Il problema non è del singolo ma la cura è restituire il senso di appartenenza, il glocal (cioè avere radici in un luogo e contemporaneamente potersi muovere liberamente in tutto il mondo). Ed è solo questione di progettazione, di fatica progettuale.<br/><br/><strong>Intervenire su qualcosa di già presente non limita anche le possibilità di ottenere paesaggi urbani esteticamente gradevoli?</strong><br/> Qui entrano in causa le archistar. La scorsa estate in Germania le archistar hanno subito velenosissimi attacchi da parte di più esponenti della stampa. Il grande dibattito che ne è nato era attorno alla domanda: si può parlare di estetica della eco sostenibilità? Se ne è fatto un gran polverone senza poi che alla fine qualcuno dicesse se avesse ragione che rispondeva sì o chi rispondeva no. Durante il summit sui cambiamenti climatici di Copenaghen la UIA, Unione internazionale degli architetti,  ha organizzato un open forum con confronti tra architetti a due a due. Io mi trovai davanti al tedesco Manfred Egger. Siamo veramente sicuri che mille edifici eco sostenibili facciano una città eco sostenibile? Per me l’estetica dell’eco sostenibilità esiste, eccome.<br/><br/><strong>Come è cambiato il rapporto natura e artificio su cui si fondava la cultura architettonica moderna?</strong><br/> Ci sarebbe da parlare per settimane. Mi limito ad un accenno: l’architettura contemporanea ha creato l’ibrido.<br/><br/><em>Milano, 7 maggio 2010</em<br/><strong>Elisabetta Carli</strong><br/>HOUSE, LIVING AND BUSINESS<br/><br/>
<div id="titoletto_interno"><span style="color: #ff2400;"> BIOGRAFIA </span></div>
<p> Roberto A. Cherubini</strong> dal 1999 guida “CSIAA”, ufficio di progettazione e luogo di sperimentazione rivolto a problematiche riguardanti l’architettura, la città e il paesaggio nell’ottica della sostenibilità dell’intervento, della trasformazione e del riuso, delle energie rinnovabili. Dal 2000 realizza il restauro e gestito “off-grid” la casa storica “zero-energy-unit” a produzione sperimentale autonoma fotovoltaica a Proceno. Dal 2004 è co-direttore del master internazionale in Gestione del Progetto Complesso istituito dal Dipartimento CAVEA della Sapienza con la Scuola di Architettura La Villette di Parigi e la collaborazione della Hafencity Univesität di Amburgo. <br/>&Egrave; esponente della Giuria Tecnica della prima edizione del concorso Ecohousing Art. <br/>Vai alla <a href="http://www.ecohousing-art.it/roberto-cherubini/">pagina personale</a>  sul nostro sito .<br/><a href="http://www.csiaa.it/team.php">Biografia approfondita</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/roberto-a-cherubini-%c2%abvivo-fuori-rete-e-la-limitazione-non-e-punitiva%c2%bb/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un parco di Green Buildingse il lavoro diventa sostenibile</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/un-parco-di-green-buildingse-il-lavoro-diventa-sostenibile/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/un-parco-di-green-buildingse-il-lavoro-diventa-sostenibile/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 May 2010 12:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Dow Jones Sustainability Index]]></category>
		<category><![CDATA[Energy Park]]></category>
		<category><![CDATA[Green Building Council]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Simonetti]]></category>
		<category><![CDATA[Monza e Brianza]]></category>
		<category><![CDATA[Segro London]]></category>
		<category><![CDATA[Silicon Valley brianzola]]></category>
		<category><![CDATA[Vimercate]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1363</guid>
		<description><![CDATA[Un parco di Green Buildings nasce a Vimercate. Alberi, giardini, aree verdi affiancano edifici progettati e costruiti in modo sostenibile ed efficiente per dare vita a un polo tecnologico all'insegna del risparmio energetico. &#200; l'Energy Park, nato nella Silicon Valley brianzola, nello storico comprensorio dell'ex Telettra, oggi già sede del quartier generale italiano di Alcatel Lucent.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:25px;" title="Energy Park" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Energy_Park.jpg" alt="" width="190" height="190" />Un parco di Green Buildings nasce a Vimercate. Alberi, giardini, aree verdi affiancano edifici progettati e costruiti in modo sostenibile ed efficiente per dare vita a un polo tecnologico all&#8217;insegna del risparmio energetico. &Egrave; l&#8217;Energy Park, nato nella Silicon Valley brianzola, nello storico comprensorio dell&#8217;ex Telettra, oggi già sede del quartier generale italiano di Alcatel Lucent.<br/>Il primo edificio, il Building 03, è stato inaugurato l&#8217;11 dicembre e per il 60% è occupato da Sap Italia, multinazionale tedesca per la produzione di software, più volte premiata per l&#8217;immagine di azienda sostenibile: da ultimo nel mese di settembre ha vinto la decima edizione del Dow Jones Sustainability Index (indici che registrano le performance finanziarie delle aziende che applicano criteri di sostenibiltà nel mondo). Il primo immobile è stato anche realizzato a tempi record, 11 mesi, complice la collaborazione del Comune di Vimercate: &#171;Quando ci è stata proposta quest&#8217; idea, l&#8217;abbiamo accolta con favore. Abbiamo collaborato con convinzione al percorso burocratico, agevolandolo&#187; ha dichiarato l&#8217;assessore all&#8217;urbanistica Laura Curti in occasione dell&#8217;inaugurazione.<br/>Madre dell&#8217;Energy Park è <strong>Segro</strong>, player internazionale di real estate con sede a Londra, che nonostante la crisi dell&#8217;hi tech (Alcatel ha annunciato 250 tagli, di cui 150 a Vimercate) ha deciso di investire sul nostro territorio e di rilanciare quella che negli anni Sessanta è stata la culla delle principali multinazionali di alta tecnologia puntando sull&#8217;ecosostenibilità. Il nuovo immobile è infatti già stato registrato presso l&#8217;U.S. Green Building Council (il Consiglio per le costruzioni ecologiche degli Stati Uniti &#8211; quello italiano è nato solo nel 2008) e si candida per ricevere il prossimo agosto il Leed (Leadership in Energy and Enviromental Design, una certificazione che premia gli edifici ecocompatibili, costruiti secondo precisi requisiti &#8211; <a href="http://www.gbcitalia.org/index.php/leed">gbcitalia.org</a>).<br/>Il progetto è ambizioso: un&#8217;area di 160mila metri quadrati (sui quali è possibile un&#8217;ulteriore edificazione per altri 60mila), occupata da cinque edifici da 11.500 metri quadrati ciascuno, un investimento di 150 milioni di euro e un piano occupazionale di 5mila presenze. <br/>Ne abbiamo parlato con l&#8217;ingegnere <strong>Marco Simonetti</strong>, direttore generale di Segro per il Sud Europa.<br/><br/><strong>Nel 2007 Segro ha scelto di entrare nel mercato italiano acquistando quest&#8217;area: per quale motivo?</strong><br/>La Lombardia è la seconda regione più ricca d&#8217;Europa, Monza e Brianza è una provincia attiva con una forza lavoro competitiva. Il quartier generale italiano di Alcatel, che oggi ricopre più di 50mila metri quadrati, impiega 1.800 persone e ospita laboratori ma anche un importante settore di ricerca e sviluppo, rappresenta per Segro possibilità di edificazione e di sviluppo. Le Torri Bianchi, il centro commerciale, è un forte polo attrattivo. L&#8217;area inoltre si trova in posizione strategica anche rispetto alle vie di comunicazione: è vicina agli aeroporti di Linate e Malpensa, è collegata a Milano dalla tangenziale e, grazie al prolungamento della linea metropolitana verde, nel 2012 Vimercate sarà capolinea. Inoltre, c&#8217;è molto mercato: infatti tantissime aziende oggi desiderano lasciare il centro delle città per ridurre i costi e guadagnare in comfort.<br/><br/><strong>Il primo edificio è stato completato, Sap ne occupa già una parte e nel resto degli uffici chi si insidierà?</strong><br/>Le trattative sono in corso, entro due mesi potremmo dire chi occuperà l&#8217;area restante. Si tratta comunque di filiali italiane di aziende internazionali tedesche, australiane ed europee. Sono aziende dell&#8217;hi tech, impegnate nei settori informatico, farmaceutico, biomedico e delle telecomunicazioni che operano nella ricerca, nello sviluppo, nella produzione. E comunque aziende che vogliono offrire ai propri collaboratori l&#8217;opportunità di lavorare all&#8217;interno di spazi moderni ed efficienti.</strong><br/><br/><strong>Che cosa intende quando parla di efficienza?</strong><br/>Il progetto risponde ai criteri energetici e di sostenibilità ambientale. L&#8217;edificio, e anche gli altri che verranno costruiti, garantisce un risparmio di energia del 40% e, quindi, un immediato ritorno in termini economici. Dal punto di vista architettonico presenta facciate a parete ventilata composte da pannelli prefabbricati, isolamento a cappotto e finitura in pannelli d&#8217;acciaio; utilizzo di materiali naturali e riciclati; impianti di raffredamento e di riscaldamento di ultima generazione. La struttura si caratterizza anche per un uso ottimale della luce: è stato istallato un sistema di tende esterne motorizzato per regolare la luminosità naturale degli uffici. Al di là di questi aspetti tecnici, è fondamentale che le persone lavorino in un ambiente confortevole: da qui la necessità di realizzare dei parcheggi anche per le biciclette, di agevolare l&#8217;accessibilità mettendo a disposizione delle navette, di creare degli spazi verdi, delle zone relax e delle aree comuni che siano dotate di servizi come gli studi medici, il dentista, l&#8217;asilo, la banca. Ci sarà un nuovo Land Scape e sarà realizzata una nuova viabilità interna da e per la tangenziale est.<br/><br/><strong>Quando sarà terminato il progetto?</strong><br/>Entro 7 anni. A breve inizieremo a costruire il secondo immobile. Rispetto al primo vorremo ottimizzare i costi e i tempi. Date le premesse non è detto che non si vada oltre i cinque edifici complessivi stabiliti dal planning iniziale.<br/><br/><strong>Una bella boccata d&#8217;ossigeno per una zona che oggi è in crisi&#8230;</strong><br/>Sicuramente. Ogni edificio garantirà circa 600 posti di lavoro che, sommati ai dipendenti di Alcatel, arrivano a un totale di 5mila presenze: un polo occupazionale molto importante, che inoltre darà valore aggiunto alla stessa area e alla città di Vimercate.<br/><br/><strong>Come sarà Energy Park tra 7 anni?</strong><br/> Le persone lavoreranno al computer sdraiate sull&#8217;erba o parleranno al telefono seduti su una panchina e mangeranno un panino sotto un albero. Sarà un ambiente confortevole, dotato di tutti i servizi necessari, dove si respirerà la felicità dei dipendenti. Oggi parlare di sostenibilità ambientale sembra quasi una moda, ma noi stiamo realizzando un progetto concreto che vuole garantire comfort e benessere.<br/><br/><em>Milano, 7 maggio 2010</em><br/><strong>Greta La Rocca</strong><br/>HOUSE, LIVING AND BUSINESS</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/un-parco-di-green-buildingse-il-lavoro-diventa-sostenibile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Solare, come scotta: vento in poppa per il fotovoltaico</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/solare-come-scotta-vento-in-poppa-per-il-fotovoltaico/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/solare-come-scotta-vento-in-poppa-per-il-fotovoltaico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 May 2010 12:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Conto Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Eclareon]]></category>
		<category><![CDATA[European Solar Days]]></category>
		<category><![CDATA[fianziamento impianti fotovoltaici]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Sole]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Masola]]></category>
		<category><![CDATA[TerniEnergia]]></category>
		<category><![CDATA[Vivi con stile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1361</guid>
		<description><![CDATA[Sole, calore, energia. Cosa associamo a questa immagine? Una bella giornata all'aperto o un'abbronzatura sulla spiaggia in vacanza... E se invece iniziassimo a pensare ad una bolletta elettrica irrisoria perché frigorifero, TV e lavatrice funzionano con energia proveniente dal sole o addirittura a una piccola somma da spendere dovuta alla vendita della stessa? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:25px;" title="Mercato del fotovoltaico" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Pilone_solare.jpg" alt="" width="190" height="190" />Sole, calore, energia. Cosa associamo a questa immagine? Una bella giornata all&#8217;aperto o un&#8217;abbronzatura sulla spiaggia in vacanza&#8230; E se invece iniziassimo a pensare ad una bolletta elettrica irrisoria perché frigorifero, TV e lavatrice funzionano con energia proveniente dal sole o addirittura a una piccola somma da spendere dovuta alla vendita della stessa? Ciò accade semplicemente con l&#8217;installazione di impianti fotovoltaici che appunto trasformano il sole in elettricità.<br/><br/><strong>Lo sviluppo del solare fotovoltaico, GSE e Conto Energia</strong><br/>Tra le fonti rinnovabili il solare fotovoltaico ha visto tra il 2005 e il 2008 una crescita esponenziale nel mondo intero passando da 5.000 a 15.000 Megawatt. Circa il 75 &#37; della potenza solare è installata in Europa (5.300 MW in Germania e 3.000 in Spagna), in Italia siamo passati da 87 MW nel 2007 a oltre 700 a novembre 2009 e nell’anno in corso si festeggerà il raggiungimento del primo GigaWatt.<br/>Il motivo di una così forte accelerazione sta nell&#8217;efficiente sistema di incentivazione adottato, il Conto Energia (<a href="http://www.contoenergia.it">www.contoenergia.it</a>) regolato dai decreti interministeriali del 28/07/2005 e del 19/02/2007. I kWh prodotti da impianti fotovoltaici e immessi nella rete elettrica ricevono incentivi che oggi ammontano a circa il triplo del prezzo dell&#8217;energia pagato in bolletta. Per confrontare i valori clicca <a href="http://www.gse.it/GSE%20Informa/pagine/AGGIORNAMENTOTARIFFE.aspx">Tariffe GSE</a><br/>Il ruolo dell&#8217;ufficiale pagatore è svolto dal Gestore dei Servizi Elettrici GSE (<a href="http://www.gse.it">www.gse.it</a>) che acquista a un prezzo garantito per 20 anni. Naturalmente è necessario presentare al proprio comune una Denuncia di Inizio Attività DIA o richiedere l&#8217;autorizzazione edilizia, e bisognerà affidarsi ad un installatore specializzato, ma il risultato finale secondo uno studio di Altroconsumo vale 384 euro risparmiati all&#8217;anno. Chi decide di lasciar passare del tempo vedrà riconosciuti incentivi man mano inferiori perché il legislatore ha ragionato sull&#8217;abbassamento graduale del costo degli impianti per cui nel giro di venti anni l&#8217;elettricità solare raggiungerà il livello di quella convenzionale e nel 2010 dovranno anche essere ridefinite le tariffe per il 2011, attualmente legate ancora al decreto ministeriale del 19/02/2007. Il meccanismo ha funzionato bene e dal 2007 il prezzo all&#8217;ingrosso dei moduli fotovoltaici è diminuito significativamente: oggi un impianto di 3kW di picco (l&#8217;impianto tipo per le esigenze di una famiglia di 4 persone) installato su un tetto di un edificio costa circa 20.000 euro e necessita di 20 metri quadrati di superficie di installazione. Per l&#8217;impianto si calcola una vita media di 20/25 anni, anche se in realtà si ritiene duri almeno 10 anni in più, e produce circa 3.600 kWh di energia. Quindi il tempo di recupero dell&#8217;investimento, fino a quando ci saranno gli incentivi 2010, è di circa 11 anni tra risparmio in bolletta e incentivi ottenuti, con il risultato che nei successivi 9 anni l&#8217;energia sarà gratis. Da notare che grazie a tecnologie avanzate i pannelli fotovoltaici si possono installare efficacemente anche in condominio e ormai gli apparati si integrano nel costruito molto agevolmente con ottimi risultati anche dal punto di vista estetico.<br/><br/>L&#8217;Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile <strong>ENEA</strong> redige l&#8217;Osservatorio delle politiche energetico ambientali regionali e locali, da dove trarre molte informazioni sullo stato del mercato: <a href="http://www.enerweb.casaccia.enea.it/enearegioni/UserFiles/OSSERVATORIO/Sito/osservatorio.htm">Osservatorio Enea</a><br/>La volontà del legislatore è quella di scoraggiare fenomeni speculativi, non tanto a livello di utilizzo residenziale quanto nella installazione di grandi impianti a terra, in grado di occupare anche ettari di terreno, come in Sicilia e in Puglia dove la maggiore insolazione favorisce il rendimento energetico. Il settore, uno dei più importanti della green economy, del resto ha sufficiente vitalità per non necessitare di una politica assistenzialista. Non è certamente un caso l&#8217;ottima performance, in controtendenza rispetto al resto della Borsa, di alcuni titoli di piccoli produttori di energia rinnovabile all&#8217;inizio dell&#8217;anno: a fine gennaio scorso infatti si registrava un raddoppio pieno delle quotazioni nel corso del mese (TerniEnergia +134&#37;; ErgyCapital +114&#37; produttori avvantaggiati dalla disponibilità di autorizzazioni e benefici ai ricchi livelli degli incentivi ancora in essere).<br/>Le regioni con una maggiore potenza installata sono la Puglia (97 MW), la Lombardia (85 MW) e l&#8217;Emilia Romagna (64 MW) mentre quelle con maggior numero di impianti  ancora Lombardia (8.665) ed Emilia Romagna (5.316) oltre al Veneto (5.180). La maggior parte dei piccoli impianti, molto probabilmente allacciati ad abitazioni o laboratori, si concentrano di nuovo in  Lombardia, Veneto, Piemonte e soprattutto in Alto Adige, insomma dove è forte l&#8217;insediamento della popolazione e la produzione lavorativa.<br/><br/>Oltre 65mila consumatori italiani hanno già avuto accesso ai meccanismi di incentivazione e grande potenzialità deriva dal fatto che anche nel già costruito e non solo nelle nuove costruzioni, è possibile adottare sistemi di riduzione del consumo energetico. Il patrimonio edilizio italiano è costituito da 10,9 milioni di edifici per uso abitativo e da altri 1,9 milioni per altri usi, di questi il 19&#37; è stato realizzato prima del 1919 mentre il 62&#37; tra il 1919 e il 1982, prima che entrasse in vigore la prima norma sul risparmio energetico e solo il 19&#37; dopo. Da una indagine Ance-Legambiente si ricava che, esclusi gli immobili di valore storico, solo per circa un milione di edifici di bassa qualità, in genere risalenti al periodo dopo la guerra, è più conveniente demolire. Per tutte le altre unità immobiliari è conveniente piuttosto ristrutturare per assicurare un maggiore comfort abitativo. Enea stima in questi termini il possibile vantaggio applicato ad una abitazione di 100 metri quadrati: da un fabbisogno di 20 litri di gasolio/mq a 6,5 con un riduzione di consumo annua da 2.000 a 650 litri di gasolio arrivando a un terzo del costo annuo. Come fare? Risposte molto interessanti sono proposte da Legambiente nel sito <a href="http://www.viviconstile.org">www.viviconstile.org</a>.<br/><br/><strong>Finanziare gli impianti fotovoltaici</strong><br/>Il sistema bancario ha prestato grande attenzione alle opportunità offerte da questo mercato tanto giovane quanto in espansione sottoscrivendo nel settembre 2007 con GSE un accordo quadro volto a disciplinare la procedura di cessione del credito nascente dalla tariffa incentivante del Conto Energia, agevolando così chi intende realizzare impianti fotovoltaici. All&#8217;indirizzo indicato si possono trovare gli oltre 70 istituti di credito convenzionati <a href="http://www.gse.it/attivita/ContoEnergiaF/servizi/Cessione%20crediti%20e%20finaziamento%20impianti/Pagine/Listaistituti.aspx">Banche</a><br/>Inoltre il Consorzio ABI Energia dal dicembre 2003 opera con lo scopo di ridurre i costi di approvvigionamento e dei consumi di energia delle banche, nonché di diminuire l’impatto ambientale e il rischio legato all’utilizzo dell’energia stessa.<br/><br/>Diversi sono i prodotti finanziari messi a disposizione dai singoli istituti di credito sia delle famiglie che vogliano installare impianti di dimensione contenuta, attivando operazioni dagli importi paragonabili all&#8217;acquisto di una buona utilitaria, sia agli imprenditori che si inseriscono nell&#8217;industria solare permettendo così di avvicinarci al raggiungimento della quota del 20&#37; di fonti di energia alternative, obiettivo previsto dal pacchetto clima per il 2020.<br/>Ne citiamo alcuni a titolo esemplificativo. Federcasse ha siglato con Legambiente una “Convenzione-quadro nazionale” per diffondere l’uso delle energie rinnovabili, attraverso finanziamenti a condizioni agevolate, finalizzati all&#8217;acquisto di impianti di efficienza energetica, solari termici e fotovoltaici, eolici, a biomasse, caldaie ad alta efficienza; l&#8217;importo massimo di 200.000 euro viene rimborsato in 20 anni. Il tasso di interesse applicato è euribor lettera a sei mesi maggiorato al massimo dell’1&#37;. Riservato solo ad aziende acquirenti di impianti fotovoltaici è invece Welcome Energy di Monte dei Paschi di Siena, periodo massimo 18 anni, tasso fisso o variabile con spread differenziato  in base al merito creditizio del richiedente e maggiorato di uno spread massimo del 3&#37;, creato per supportare la realizzazione di impianti fotovoltaici con potenza non inferiore a 1 kW, per importi non superiori a 5.000.000 fino al 100&#37; della spesa. Il finanziamento è di norma chirografario, con cessione obbligatoria del credito derivante dagli incentivi erogati dal GSE.<br/><br/>Banca Popolare di Bergamo Spa, sensibile al tema e già molto attiva nella tutela dell&#8217;ambiente, offre in prevalenza ai privati Forza Sole, finanziamento a tasso fisso pari al 6,75&#37; destinato alla copertura al 100&#37; del costo di acquisto e installazione di impianti fotovoltaici. L&#8217;importo erogabile arriva ai 70.000 euro, la durata minima è di 36 mesi la massima di 180 (42 mesi &#8211; 185 mesi compreso il differimento della prima rata obbligatorio di 5 mesi). Viene consentito il salto rata: 1 ogni 24, accodata senza ulteriori costi al termine del periodo di rimborso. Con Nuova Energia invece sono offerte agli imprenditori che vogliono investire in energia pulita due linee di credito complete e flessibili: nel comparto fotovoltaico finanziamenti chirografari o ipotecari, a tasso fisso o variabile, che coprono fino al 100&#37; dell’investimento con durata rispettivamente fino a 15 e 18 anni compreso eventuale preammortamento di 24 mesi; nel rimanente settore delle fonti rinnovabili e nel risparmio energetico (energia eolica, solare, idraulica, a biomasse, razionalizzazione del consumo e del risparmio energetico compresi gli interventi di bioedilizia, e miglioramento dell’efficienza energetica) finanziamenti, a tasso fisso o variabile, fino al 100&#37; di copertura dell’investimento, con durata fino a 12 anni per i chirografari e fino a 18 anni per gli ipotecari.<br/><br/><strong>Roberto Masola</strong>, Area Manager di Banca Popolare di Bergamo, ad un anno e oltre dall&#8217;affermazione di Forza Sole e Nuova Energia sul mercato, rimarca dal punto di vista assolutamente realistico di chi i conti li deve far tornare per forza, la vivacità della green economy italiana. <em>In questo periodo piuttosto fermo del sistema economico c&#8217;è un effettivo e reale fermento. Le opportunità di risparmio energetico per le famiglie sono molte, infatti la spesa media per l&#8217;acquisto di impianti fotovoltaici rimane attorno ai 20/25.000 euro, praticamente come per una normale automobile, e quindi alla portata di tutti se aggiungiamo i vantaggi offerti dal sistema del Conto Energia per cui il peso del finanziamento è in realtà sostenuto dal risparmio in bolletta e dall&#8217;esistenza degli incentivi.</em> Masola però sottolinea come attorno alla questione ancora ci sia una notevole mancanza di informazione appena si esce dalla stretta cerchia degli operatori anche negli stessi campi delle costruzioni e dell&#8217;edilizia. Al contrario si propone l&#8217;azienda che vuole installare impianti di media e grande dimensione, in genere nelle regioni solarizzate al Sud, non solo ad uso proprio ma per vendere in rete grandi quantità di energia. <em> L&#8217;approccio dell&#8217;imprenditore è molto consapevole e stimolato soprattutto dalla possibilità di un buon profitto più che dalla condivisione della filosofia ambientalista. Si è formato un nuovo mercato, in grande espansione e oltretutto tutelato finché le tariffe di incentivi rimarranno così ricche.</em> Il precedente progetto Città Mia, cui Masola ha partecipato negli anni 2006-2007, era volto maggiormente alla sensibilizzazione della popolazione alle tematiche ambientali e al risparmio energetico. Attraverso una convenzione con l&#8217;amministrazione comunale Banca Popolare di Bergamo, particolarmente attenta al radicamento in ambiti locali, riservava ai cittadini di quel comune finanziamenti agevolati per la conversione di autoveicoli a GPL o metano, la sostituzione di caldaie obsolete, l&#8217;installazione di pannelli termoisolanti sulle facciate degli edifici e di impianti solari termici e fotovoltaici.<br/><br/><strong>Festeggia l&#8217;Italia più illuminata</strong><br/>Dalla mappatura delle fonti rinnovabili presentata da Legambiente il 24 marzo scorso &#8220;Comuni Rinnovabili 2010&#8243;sono ben 6.993 i Comuni italiani dove è installato almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili, pari all&#8217;86&#37; dei comuni nel territorio nazionale. Si moltiplicano le iniziative di promozione e diffusione delle idee e i valori legati al risparmio energetico anche tramite la partecipazione ad iniziative coinvolgenti. Fino al 16 maggio 2010 l&#8217;Italia più illuminata animerà la terza edizione di <strong>European Solar Days</strong>, i Giorni del Sole, un&#8217;ondata di manifestazioni per raccontare i molti possibili usi dell&#8217;energia proveniente dal sole: visite guidate ad impianti solari, fiere, corsi, convegni, giochi e laboratori per i bambini. Si tratta di una grande campagna di di informazione dedicata in tutta Europa interamente all’energia solare. Nel 2009 sono state 7.000 le iniziative svolte in Austria, Germania, Svizzera, Portogallo, Spagna, Italia, Francia, Olanda, Slovenia. Amministrazioni locali, scuole di ogni ordine e grado, università, associazioni ambientaliste, comitati di cittadini, le stesse aziende del settore hanno preparato diversi tipi di manifestazione nei propri luoghi, oltre 90 gli eventi organizzati (informazioni sul sito <a href="http://www.eusd.it/blog/">I Giorni del Sole)</a><br/><br/><em>Milano, 7 maggio 2010</em><br/><strong>A cura della Redazione</strong><br/>HOUSE LIVING AND BUSINESS</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/solare-come-scotta-vento-in-poppa-per-il-fotovoltaico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sostiene Pereira? No, Sostiene Vecchio!</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/sostiene-pereira-no-sostiene-vecchio/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/sostiene-pereira-no-sostiene-vecchio/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 01:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Ance Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Vecchio]]></category>
		<category><![CDATA[Confindustria di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Eco mafie]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Pivetta]]></category>
		<category><![CDATA[House living and business]]></category>
		<category><![CDATA[Infilitrazioni mafiose edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Lo Bello]]></category>
		<category><![CDATA[Procura di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette di legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Stidda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1234</guid>
		<description><![CDATA[Il primo settembre del 2007, gli imprenditori siciliani di Confindustria, riuniti a Caltanissetta, assumevano una posizione forte antimafia, espellere chi paga il pizzo. <em>Gli imprenditori che accetteranno le regole del racket saranno cacciati.</em>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:25px;" title="Andrea Vecchio" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Andrea-Vecchio.jpg" alt="" width="190" height="190" />Il primo settembre del 2007, gli imprenditori siciliani di Confindustria, riuniti a Caltanissetta, assumevano una posizione forte antimafia, espellere chi paga il pizzo. <em>Gli imprenditori che accetteranno le regole del racket saranno cacciati.</em> La norma entrò nel nuovo codice etico degli industriali. Gli imprenditori che non si ribellano al racket delle estorsioni pagando il pizzo e che in qualunque forma &#171;collaboreranno&#187; con la mafia saranno espulsi da Confindustria. La norma, dopo quasi tre anni, è stata inserita nel codice etico di Confindustria a livello nazionale. Chi violerà la norma sarà sanzionato, in base alle disposizioni del codice, sino all&#8217;espulsione.<br/>Un anno dopo, due anni dopo, oggi, in Sicilia non è successo ancora nulla. Vale a dire, <em>le sezioni di Confindustria di Catania e Palermo non forniscono collaborazione alla strategia antimafia, di espulsioni per il pizzo nemmeno l&#8217;ombra.</em> E chi lo denuncia è <strong>Ivan Lo Bello</strong> presidente degli Industriali siciliani. A Catania, Andrea Vecchio, che è anche presidente dell&#8217;Ance Catania, l&#8217;associazione dei costruttori, a cui hanno fatto saltare in aria cantieri e mezzi edili. Confindustria voleva &#171;cacciare&#187; via lui dall&#8217;associazione, e non chi è colluso o fa il prestanome dei boss.<br/> A Vecchio, sotto scorta da anni, perché la mafia minaccia di vendicarsi, era stato contestato di aver rilasciato dichiarazioni sul conto di Confindustria Catania secondo cui qui esiste uno &#171;strapotere subìto dagli industriali&#187;, con un chiaro riferimento ai vertici dell&#8217;associazione etnea. Per questo, nei suoi confronti, era stato avviato un procedimento davanti ai probiviri. Alla fine di ottobre dello scorso anno lo hanno pure rinviato a giudizio per simulazione di reato. La Procura di Catania a seguito della sua denuncia per due telefonate mute giunte in una notte del marzo del 2008 alla sua abitazione, che non hanno trovato riscontro secondo le indagini svolte dai carabinieri, lo porterà per il giudizio immediato davanti al giudice monocratico il 1 giugno del 2010. <br/><br/>Andrea Vecchio, imprenditore catanese di 67 anni,  titolare della Cosedil Spa, impresa edile con 250 dipendenti e oltre 20 milioni di euro di fatturato, presidente provinciale dell’Ance Catania <em>&#8230;incarnava secondo il più classico pensiero dell’antimafia, l’uomo onesto che combatteva contro i soprusi del sistema mafioso. Non è certo un uomo qualunque, Andrea Vecchio. Ora tutto viene messo in serio dubbio perché la magistratura l’accusa di aver giocato sporco.  La storia è di quelle che dovrebbero far riflettere: Vecchio, secondo i magistrati, avrebbe riferito di aver ricevuto presso la sua abitazione telefonate di minacce che si sarebbero rivelate inesistenti. Un fatto che come dicevamo deve far riflettere sulla situazione dell’antimafia e delle scorte che come abbiamo più volte ripetuto, appaiono come un vero e proprio status symbol e un modo indiretto per lo stato di dichiararsi sconfitto nella lotta alla delinquenza organizzata. Note di stampa riportano che Vecchio sia stato promotore di numerose iniziative e di battaglie contro l’usura e questo, secondo alcuni, dovrebbe essere sufficiente per “sorvolare” su un fatto grave come la simulazione di reato.  La cosa ci appare quantomeno inverosimile, lui, scortato e presumibilmente sempre in contatto con la magistratura, non era a conoscenza di essere indagato? A noi la cosa appare alquanto strana così come appaiono poco credibili le sue affermazioni circa i fatti oggetto di indagine e di rinvio a giudizio. D’altra parte neanche i magistrati gli hanno creduto…</em> dal sito <a href="http://www.osservatorio-sicilia.it/2009/11/03/la-notizia-dell%E2%80%99anno-andrea-vecchio-il-paladino-dell%E2%80%99antimafia-rinviato-a-giudizio-per-simulazione-di-reato/">osservatorio-sicilia.it</a> <br/><br/><strong>Perché riportiamo questa spazzatura pseudo giornalistica infamante?!</strong><br/> Perché se come vedremo la tecnologia ha sconfitto per così dire i mafiosi &#8211; <em>ci racconterà Andrea Vecchio che abbiamo intervistato</em> &#8211; la rete internet dovrebbe, passando parola, segnare questi comportamenti mafiosi che puzzano di negazionismo e alimentano la collusione mafiosa nel suo territorio e Dio sa quanto ci sia bisogno di pensieri eco e di comportamenti responsabili per sconfiggere le mafie ma anche le dichiarazioni &#8220;declamatorie&#8221; sulle mafie.<br/><br/>Andrea Vecchio, presidente Ance Catania, è uno degli imprenditori più esposti sul piano della lotta alla criminalità organizzata. Sotto scorta da diversi anni per aver fatto arrestare alcuni uomini del clan Santapaola ai quali aveva rifiutato il pagamento del pizzo, è stato vittima negli ultimi tempi di una miriade di furti e attentati incendiari nei suoi cantieri.<br/>Lui si racconta così, facendo riferimento alle prime intimidazioni del 1982 &#8211; <em>Mi ha dato coscienza, mi ha mostrato che io sono più forte di loro. Telefonate, telefonate, telefonate e ogni volta alzavano il tiro delle minacce, alzavano le richieste, li denunciai. Il capitano dei carabinieri mi disse &#8211; metta una segreteria telefonica &#8211; telefonate, telefonate e poi un giorno&#8230; &#8216;sto minchia di cosu ca nun se pò parrare nun se capisciii nent</em> &#8211; Un messaggio di sconfitta, sconfitti dalla tecnologia. <br/><br/>Vogliamo introdurvi al personaggio Andrea Vecchio partendo dal suo libro <strong>Ricette di legalità</strong>. Pubblichiamo qui, su gentile concessione dell&#8217;editore siciliano <strong>Novantacento</strong> un brano che fa riferimento a questo primo episodio intimidatorio.<br/><br/>Era l’anno 1982. <em>Il sabato in ufficio non si lavora. Io, per abitudine, anche solo per leggere la posta, ci sono passato, prima di rientrare a casa. Mentre infilo la chiave per aprire, sento squillare il telefono, lascio la porta aperta e la chiave nella serratura, mi affretto per rispondere, poso a terra, sulla soglia, il sacchetto con il pesce e corro a prendere il telefono. Alzo la cornetta, la porto all’orecchio e rimango impietrito, quasi paralizzato. Una voce rabbiosa, rauca, perentoria, in siciliano con dei tentativi di italiano sconnesso, mi diceva che non ero in regola, che dovevo mettermi in regola, che dovevo preparare subito cinquanta milioni di lire, che dovevo cercare un amico, “n’amicu bonu” perché in regola non ero, ed in regola mi dovevo mettere. Che non provassi a denunciare, perché lui conosceva i miei figli, ne conosceva i nomi, conosceva le scuole che frequentavano, conosceva i percorsi che seguivano. Che non provassi a denunciare perché altrimenti&#8230; ha urlato delle minacce che più feroci non potevano essere. Che trovassi subito un amico, un amico buono. Ed ha chiuso. Ha riattaccato il telefono e il mio cuore batteva come un cavallo al galoppo. La mia mente in un attimo ha fatto il giro del mondo innumerevoli volte. Sono rimasto bloccato sulla sedia, impietrito e tremante cercando di immaginare chi poteva essere dall’altro lato del telefono, cercando di capire chi mai poteva essere il tizio che aveva telefonato. La mia immaginazione, la mia fantasia viaggiava, volava.</em><br/><br/><strong>Ci racconti un altro episodio, per non dimenticare</strong><br/>Nel &#8217;96 a Comiso vennero due della Stidda, (chissà diciamo noi, se il ministro Alfano, si è ricordato di mettere anche questa voce nel vocabolario della lotta alla criminalità &#8211; si veda su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stidda">wikipedia</a>), a chiedermi il 3&#37;, perché il prezzo minimo che si praticava in quella zona era il 3&#37;, noi avevamo un appalto il cui valore medio era di 13 miliardi di vecchie lire, io dissi che al massimo gli potevo offrire un pranzo o una cena niente più, loro dissero che avevano gli strumenti per convincermi. E gli strumenti li hanno utilizzati un mese dopo, mi fecero saltare in aria due camion in cantiere. Io li ho riconosciuti, li hanno condannati e dopo sei mesi erano già fuori.<br/><br/><strong>Ci racconti ancora&#8230;</strong><br/>Un&#8217;altra amarezza, un altro episodio &#8230;nel 2006 alcuni soggetti che io avevo fatto arrestare nel 2001, che avevano tentato un estorsione presentandosi nei miei uffici &#8230;volevano 150milioni, si presentarono diverse volte, la terza io dissi a questo giovane, avrà avuto 22 o 23 anni, accompagnato da uno un poco più maturo, ho detto &#8230; se non te ne vai al massimo ti posso dare 150 miliuni de cauci &#8216;n do u&#8217; culo. Questo ragazzo con estrema violenza cercò di aggredirmi e l&#8217;altro disse calmati, calmati. U&#8217; cavaliere a da riflettere, si calma e poi ci dà ragione.<br/><br/><strong>Allora, Lei è Cavaliere?</strong><br/>Non sono cavaliere, non sono dottore, non sono un eroe, sono un intemperante. Sono uno che gli girano le scatole quando ti chiedono di fare cose che tu non condividi&#8230;<br/><br/><strong>Allora, 2007, ebbe subito solidarietà&#8230;</strong><br/>Vede, dopo l&#8217;ultimo attentato mi fermò un amico, un conoscente che mi disse &#8230;Ma chi cazzu tu fici fare, si tu ci davi 10/15miliuni ti li livavi di turno&#8230; Il problema è riflettere su questo problema: <strong>il valore del denaro</strong>. Il denaro ha una doppia valenza, ha un valore morale ed appartiene alla fatica che tu fai per guadagnarlo, all&#8217;impegno che tu ci metti per guadagnarlo, poi ha un valore economico, mercantile e quello è il peggiore dei valori del denaro. Allora se tu dai il valore morale del denaro che do io, neanche una lira gli daresti. Se tu dai il valore merceologico&#8230; sei portato a fare un bilancio. Gli do 10 mila euro, mi potrebbero rovinare un camion che costa 50/100 mila euro &#8230;mi compro la sicurezza&#8230; Ma poi la mattina come fai a guardarti allo specchio. Come fai?<br/><br/><strong>Come fa un imprenditore edile, un costruttore che di solito&#8230;</strong><br/>Una provocazione la sua! Intanto le confesso che una volta pochi sapevano cosa facevo. In riunioni, nei circoli mi chiedevano ma tu che mestiere fai&#8230; e io rispondevo <strong>l&#8217;operatore culturale</strong> perché avevo difficoltà, mi vergognavo quasi, perché avevo timore di essere confuso. Io mi sento un costruttore, un imprenditore, la maggior parte di quelli che hanno rovinato le nostre città, le nostre periferie non sono costruttori, non sono imprenditori, sono meri speculatori. Perché quando tu non hai attenzione verso la cosa che realizzi&#8230;<br/><br/>Dal suo tremendo settembre del 2007 e dalla sfilza di attentati incendiari che lo portarono quasi alla rovina, dal coraggio dell’imprenditore catanese, prese il via la nuova stagione di ribellione degli imprenditori al racket delle estorsioni. Bisogna fare qualcosa in più accanto alla denuncia, Vecchio pensa ai ragazzi, il futuro sul quale investire, e gira per le scuole spiegando perché un cittadino vero denuncia il racket. <br/><br/><strong>Ricette di legalità</strong> è il suo libro che racconta parte della vita, mescolando con uno stile leggero e spigliato aneddoti di vita quotidiana, ricette, telefonate intimidatorie, pensieri e ricordi; l’originalità dell’opera consiste nella deliberata scelta di saltare con spiazzante semplicità dalla descrizione di una succulenta ricetta, al racconto di una minaccia mafiosa, senza cambiare registro, senza creare uno stacco netto. E soprattutto compie un’operazione intelligente ed innovativa: attraverso l’ironia spezza quell’aura fascinosa affibbiata all’immagine del mafioso dalla tradizione letteraria e cinematografica, mostrando “l’uomo d’onore” per quello che era almeno fino a qualche decennio fa: un delinquente,  rozzo e mal vestito, così ignorante da non sapere cosa sia una segreteria telefonica. &#171;Ho mischiato fatti tragici ed altri leggeri perché ho voluto raccontare alcune mie emozioni, sarebbe stato presuntuoso da parte mia vestire i panni del cronista&#187;<br/><br/> &#8230; E noi ve ne diamo un altro piccolo saggio &#8211; dal primo capitolo<br/><strong>La pasta con le sarde</strong>&#8230;<em>Ero stato al mercato, alla pescheria, a comprare il pesce. Tra i banchi dei pescivendoli un gran vociare, grida per attirare l’attenzione dei clienti. Cassette di alici argentee, scintillanti, attirano la mia attenzione e mi fanno pensare a quel mazzo di finocchietto selvatico che mia moglie aveva raccolto a Santa Maria La Scala, dove era andata a prendere le nespole. Le più succose e dolci maturano lì, di fronte al nostro mare profumato, calmo, colorato d’un azzurro intenso, scuro quasi blu come solo il nostro Jonio è nelle giornate di primavera. Pensando a quel finocchietto ho comprato le alici e ho pregustato il piacere di un piatto di pasta profumata e fumante. A Palermo la preparano con le sarde, saporite ma molto grasse, a Catania preferiamo le alici, i mascolini. Era un sabato mattina tra la fine di aprile ed i primi di maggio, non ricordo bene, ma ricordo che era una splendida mattina di sole con un cielo pulito e terso e un azzurro splendente.</em><br/><br/>Andrea Vecchio è anche l&#8217;imprenditore che in questo anno 2009/2010 di forte crisi per l&#8217;edilizia ha commissionato su giornali e tv siciliane <strong><span style="color: #ff2400;">una pubblicità che è un pugno nello stomaco</span></strong>, con alberi scheletriti e bare per suggerire l’idea che ormai le imprese del mattone sono defunte o moribonde. Merita di essere vista e conosciuta a livello nazionale e noi ve la mostriamo <a href="http://www.ecohousing-art.it/Ance-Catania/Campagna-Ance-Catania.html" target="blank"><span style="color: #f83930;">QUI</span></a> in tutta la sua forza, senza ipocrisie.<br/><br/><strong>Vecchio è così pesante la situazione economica anche nell&#8217;edilizia in Sicilia?</strong><br/>Millecinquecento imprese chiuse in un anno e diciassettemila edili disoccupati, le bastano?<br/><br/><strong>Ma non se ne parla&#8230;</strong><br/>Certo si parla di <strong>Sicilfiat</strong> e del destino dei tremila di Termini Imerese. Io non ce l&#8217;ho con loro, posso capire, io punto il dito con i sindacati che vedono gli operai ma i 17 mila edili scomparsi non hanno voce. L&#8217;edile in cantiere è in squadra, ma lavora da solo, l&#8217;edilizia è un lavoro dinamico&#8230; chiaro?<br/><br/><strong>Per l&#8217;edilizia arriveranno i soldi dell&#8217;housing sociale, del piano casa, i fondi pensione investiranno negli immobili, dallo scudo fiscale i quattrini finiranno nel mattone.</strong><br/>Lei conosce San Tommaso?<br/><br/><strong>Ma l&#8217;Ance cosa fa a livello nazionale, cosa chiede al governo Berlusconi?</strong><br/>Si presenta con il cappello in mano, sempre e solo con il cappello in mano<br/><br/><strong>Allora come si può uscire dalla crisi?</strong><br/>Paghiamo un gap, lo dobbiamo alla mala burocrazia, alla mala politica. Questo governo ci sta consegnando un Paese statalista.<br/><br/><em>Andrea Vecchio, imprenditore catanese, un signore elegante, dignitoso e fiero, colto<br/> e conoscitore del sua terra, la nostra terra.<br/> Un uomo libero che difende questo &#8220;nostro&#8221; diritto.</em><br/><br/><em>Milano, 30 gennaio 2010</em><br/><strong>Giovanni Pivetta</strong><br/>HOUSE, LIVING AND BUSINESS<br/><br/><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:25px;" title="Andrea Vecchio" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Copertina-VECCHIO.jpg" alt="" width="120" height="165" /><em>Titolo</em> Ricette di legalità<br />
<em>Autore</em> Andrea Vecchio<br />
<em>Editore</em> Novantacento<br />
<em>Data Pubblicazione</em> Febbraio 2008<br />
<em>Prezzo</em> 5,00 Euro<br/><br/></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/sostiene-pereira-no-sostiene-vecchio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>«Milano, basta con i permessi per costruire, se non si “ricicla” tutto il “riutilizzabile&#8221;»</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/milano-basta-con-i-permessi-per-costruire-se-non-si-ricicla-tutto-il-riutilizzabile/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/milano-basta-con-i-permessi-per-costruire-se-non-si-ricicla-tutto-il-riutilizzabile/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 01:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura del verde]]></category>
		<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Ecoblog]]></category>
		<category><![CDATA[EcoHousing Art]]></category>
		<category><![CDATA[Fattoria Scaldasole]]></category>
		<category><![CDATA[LifeGate]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Roveda]]></category>
		<category><![CDATA[Simona Roveda]]></category>
		<category><![CDATA[World Economic Forum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1233</guid>
		<description><![CDATA[L'ecobusiness ci salverà?  Per Roveda la risposta è <em>Sì</em>. Lui ne è profondamente convinto. Anche per questo ha redatto il decalogo dei princìpi dell'architettura ecologica. Come valutare i fabbisogni abitativi, risparmiare energia e acqua, utilizzare materiali ottenuti da materie prime rigenerabili e locali e pensare a fonti energetiche rinnovabili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:25px;" title="Marco Roveda" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Parco_Fotovoltaico_di_LifeGate.jpg" alt="" width="190" height="190" /><strong>Marco Roveda</strong>, imprenditore milanese classe 1951 con due passioni – l&#8217;agricoltura biodinamica e l&#8217;architettura &#8211; a 22 anni possiede già due aziende edili con quaranta dipendenti, a 35 fonda con la moglie Simona <strong>Fattoria Scaldasole</strong>, divenuta in poco tempo la prima società del mercato biologico, e a 49 crea <strong>LifeGate</strong>, piattaforma del mondo eco-culturale. <br/>Nel suo fare impresa da sempre riesce a coniugare i principi dell&#8217;etica e della sostenibilità con la realizzazione economica. E diventa esempio da seguire. Con Fattoria Scaldasole, che inizialmente vende yogurt bio, contribuisce a diffondere nella penisola una cultura ecologica. Il suo modello fa sì che dal 1985 al 1999 si passi da 5mila a 1milione di ettari coltivati a biologico, pari al 6,5% del territorio nazionale destinato all&#8217;agricoltura, rendendo l&#8217;Italia il primo paese del biologico.<br/>Il titolo di un suo libro si chiede <em>L&#8217;ecobusiness ci salverà?</em> &#8211; Salerno, maggio 2008 &#8211; . Per Roveda la risposta è <em>Sì</em>. Lui ne è profondamente convinto. Anche per questo ha redatto il decalogo dei princìpi dell&#8217;architettura ecologica <a href="http://www.lifegate.it/ambiente/articolo.php?id_articolo=2119"  target="blank"><em>Leggi qui</em></a>: come valutare i fabbisogni abitativi, risparmiare energia e acqua, utilizzare materiali ottenuti da materie prime rigenerabili e locali e pensare a fonti energetiche rinnovabili.<br/>La sua attività gli frutta anche numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, come il <em>Social Entrepreneur of the Year</em> del 2008 della <strong>Fondazione Schwab</strong> e del <strong>World Economic Forum</strong> che individua i migliori imprenditori sociali in trenta diverse nazioni.<br/></em>Una volta la reputazione di un&#8217;azienda dipendeva dalle sue dimensioni, oggi dalle sue azioni di rispetto verso l&#8217;uomo e l&#8217;ambiente. Una volta erano stimati i ricchi. Oggi, sempre più le belle persone</em> scrive nel sito web Ecoblog (<a href="http://www.ecoblog.it/post/8147/ecoblog-intervista-marco-roveda-di-lifegate"><em>Leggi qui</em></a>).<br/>In questa intervista esclusiva spiega il perché.<br/><br/><strong>Promuovendo i concetti di <em>People, Planet e Profit</em>, LifeGate intende diffondere un nuovo modello economico nel quale convivano profitti, rispetto per l’ambiente e attenzione per il sociale. Lei è un uomo di successo. Com’è riuscito a conciliare tutto questo?</strong><br/>&Egrave; difficile separare quanto si fa da ciò che si pensa. Ciò che ho realizzato l’ho fatto prima tramite Fattoria Scaldasole, poi attraverso LifeGate. Ma attenzione, non ho dovuto plasmare, tarare, indirizzare le mie aziende secondo i concetti People, Planet, Profit, la mia attività di imprenditore è nata, è consistita e continuerà con lo scopo di diffondere valori. Mi sia consentita un’immagine: non ho cavalcato l’onda, sto cercando di crearla.<br/><br/><strong>People, come vivono i suoi collaboratori in azienda. Rispetto ad altre aziende cosa offre di più? Strutture interne come mense, aree wellness, asili per i figli dei dipendenti? Altro?</strong><br/>LifeGate non è un’azienda che ha solo lo scopo di fare profitti, il suo obiettivo primario è quello di diffondere valori. Per questo non abbiamo un sistema particolare di benefit, per incentivare o premiare i dipendenti. LifeGate diffonde valori che noi tutti condividiamo, la gratificazione dei miei collaboratori è, oltre ad avere una qualità di vita aziendale, quella di contribuire alla diffusione di questi valori comuni.<br/><br/><strong>Profit: il denaro, la ricchezza e il lusso si conciliano con il rispetto dell’ambiente, con l’ecosostenibilità?</strong><br/>Il denaro, credo, non sia né un mezzo né un fine, lo definirei <em>Energia da indirizzare verso il bene</em>. La ricchezza e il lusso sono concetti relativi e dipende a cosa ci si riferisce. Intendiamo essere ricchi di amore o di cose materiali? Certamente bisogna essere ricchi di pensieri, di creatività, di progetti. Molte persone invece vogliono possedere, essere ricche di oggetti, di cose che nascondono la mancanza di ricchezza interiore e di personalità.<br/><br/><strong>Dalla civiltà dei consumi compulsivi a una civiltà di consumi consapevoli? &Egrave; davvero convinto che tanta gente rinuncerà facilmente ad un elevato tenore di vita? Al consumismo?</strong><br/>Consumatori lo siamo tutti. Ciò che abbiamo lo compriamo. Cosa intendiamo per elevato tenore di vita? L’idea di dover rinunciare a qualcosa è, a mio parere, sbagliata. Non bisogna rinunciare a nulla, è necessario avere ben chiaro quali siano i propri obiettivi. Se la nostra esistenza è basata su valori spirituali e non è una mera esistenza materiale, è evidente che così pensando non si rinuncia a niente, si desiderano altre cose. Vorrei aggiungere che la scelta del consumo consapevole non è una possibilità, una decisione opinabile, piuttosto è una scelta obbligata, “matematica” per tutti gli abitanti del pianeta, e ciò per la semplice ragione che il nostro ecosistema non è più in equilibrio. Per il numero delle persone, per il nostro modello economico necessiteremmo di un pianeta e mezzo… <br/><br/><strong>Lei ha scritto: <em>Lo stupido è completamente irretito dalla civiltà materialista senza valori, la persona intelligente è affascinata dai vantaggi della civiltà della consapevolezza, che in sintesi vuol dire essere lifegater &#8211; essere una bella persona</em>. I valori in cui lei crede – da vivere con sentimento a vivere la vita con gioia – sembrano dei principi religiosi. Non crede che, visti dall’esterno, questi principi siano da accogliere con un atto di fede piuttosto che con un ragionamento?</strong><br/>Tutt’altro. Mi sembra che qualsiasi persona con intelletto capisca la ragione, la convenienza e la bellezza di assumere questi valori come punti di riferimento della propria vita e dei propri comportamenti. Che poi una vita basata su questi principi sia difficile da realizzare, questo è tutto un altro paio di maniche.<br/><br/><strong>Lei ha scritto: <em>Quando tutte le nostre azioni saranno in sintonia con i principi della civiltà della consapevolezza, allora avremo raggiunto la vera qualità della vita e con essa, molto probabilmente la felicità, che non è solo un momento di gioia, ma uno stato di grazia che si può raggiungere solo in armonia con se stessi, con gli altri, con il pianeta e dando senso alla nostra vita</em>. In pratica, ci sembra che raggiungere la vera qualità della vita coincida con una sorta di ascesi mistica.</strong><br/>&Egrave; abbastanza vero. Credo che la felicità non sia un momento di contentezza evanescente e passeggero ma uno stato di grazia che una volta raggiunto diventa permanente.<br/><br/><strong>Venendo al suo percorso di vita. Lei ha introdotto l’agricoltura e i prodotti biologici in Italia. Ma perché poi ha abbandonato Fattoria Scaldasole? Lei l’ha spiegato col desiderio di continuare ad impegnarsi, non più solo attraverso un prodotto, ma a 360 gradi. Ma perché non continuare a tenere quel marchio di fabbrica che Le apparteneva in tutto e per tutto?</strong><br/>Come detto, ho sempre voluto diffondere valori. Prima ho cercato di farlo attraverso un prodotto e per questo ho fatto decollare il “biologico” in Italia, uno strumento, un mezzo per diffondere valori in cui credevo e in cui credo. Poi, riflettendo, studiando, approfondendo, ho capito che il sistema è fatto dal mercato, dalla politica e dalle persone, ma è su queste ultime, sulle persone, che bisogna agire se si vuole cambiare il sistema, sì perché il mercato fa quello che le persone acquistano e la politica è quello che le persone votano. Dovevo parlare, entrare in contatto, dialogare con i veri attori e protagonisti del Cambiamento: le persone. Di qui la scelta di fondare LifeGate.<br/><br/><strong>Lei fa parte della giuria del concorso Ecohousing-art che chiede di elaborare progetti per ritrovare l’equilibrio dell’Ecosistema nell’abitare recuperando il rapporto Uomo &#8211; Casa &#8211; Ambiente. Dove, a suo parere, questo rapporto si è più deteriorato e quindi va ritrovato con maggiore necessità?</strong><br/>Direi, a mio parere, che nel rapporto tra le persone e la casa, tutto sta cambiando, ma in senso positivo. Il miglioramento lo si vede da tanti indicatori e basti pensare non solo ai requisiti e alle normative con cui devono essere costruiti oggi gli edifici e le abitazioni, ma anche alla sensibilità stessa delle persone che sono sempre più attente al tema dell’architettura e dell’abitare sostenibile. Ciò rientra in una sensibilità e consapevolezza in divenire e in crescita che le persone hanno nei confronti dell’ambiente. L’equivoco nasce dal fatto che una volta l’ecosistema era “naturalmente” in equilibrio e tutto era dato per scontato, si potrebbe dire che una volta l’equilibrio tra uomo, casa e ambiente era “inconsapevole” quindi per così dire “inesistente”. Oggi la gente è consapevole, quindi possiamo parlare di miglioramento.<br/><br/><strong>A proposito dei 10 principi dell’architettura sostenibile, lei scrive che <em>Costruire ecologicamente significa programmare, progettare, realizzare, utilizzare, demolire, riciclare e smaltire opere edilizie sostenibili per l&#8217;uomo e l&#8217;ambiente e comporta vantaggi ambientali ed economici</em>. Ma oggi tutto ciò non è alla portata di tutti. Non tutti hanno gli strumenti finanziari e culturali per poter scegliere. E allora come fare?</strong><br/>L&#8217;architettura sostenibile, a mio parere, ha tra i suoi vantaggi principalmente il risparmio economico, ha sempre un ritorno economico. Abbiamo bisogno quindi di strumenti non finanziari ma culturali. Per questo dobbiamo diffondere cultura, valori, consapevolezza.<br/><br/><strong>Valutare i fabbisogni. Significa che siamo destinati a stringerci in spazi vitali ridotti come i giapponesi?</strong><br/>Come detto, è prima di tutto un problema di cultura e di consapevolezza. Bisogna utilizzare le conoscenze e le risorse per tutelare l’equilibrio dell’eco-sistema ed è evidente che la scelta giusta sarà differente se dovrà essere declinata e concretizzata nel contesto della capitale giapponese piuttosto che nella campagna toscana dove per non sprecare non c’è bisogno di “ridurci” come gli abitanti di Tokyo.<br/><br/><strong>Ricavare energia da sole, biogas, legna, con pannelli fotovoltaici e generatori eolici. Perché in Italia c’è un freno alle energie rinnovabili. Quando e se prevede un loro decollo nel nostro Paese? </strong><br/>Il decollo c’è già stato. Basti pensare al fotovoltaico. Dal 2008 al 2009 l&#8217;energia prodotta da impianti fotovoltaici in Italia ha fatto registrare un incremento del 400% e la potenza eolica installata è cresciuta del 30%. Entrambi i settori hanno registrato incrementi anche superiori negli anni passati, quindi parliamo di una corsa importante e consolidata.<br/><br/><strong>Nella sua casa e nelle sue aziende ha cercato di applicare i 10 principi? Quali eventuali ostacoli ha incontrato?</strong><br/>&Egrave; questione di cultura, consapevolezza, conoscenza. Evidentemente l’architettura sostenibile richiede nuove conoscenze. Ciò significa effettuare un cambio non solo di paradigma, ma anche tecnico, e spesso non solo le maestranze, ma anche tecnici e progettisti faticano ad adeguarsi a queste nuove conoscenze.<br/><br/><strong>In Italia c’è già qualcuno che vive fuori rete, cioè indipendente dalle forniture energetiche pubbliche. Lei approva questa scelta?</strong><br/>&Egrave; certamente lodevole il fatto che ci siano soggetti che facciano ricerca, innovazione e riducano i consumi. Dobbiamo tutti quanti lavorare insieme perché abbiamo un obiettivo comune.<br/><br/><strong>In alcuni Paesi come la Danimarca vi sono villaggi di case passive che non solo generano energia per il proprio fabbisogno, ma che ne producono anche in eccesso fino a venderla. Per l’Italia è fantascienza?</strong><br/>Sta succedendo anche da noi, in Italia. Posso portare come esperienza la mia casa, che sorge nel contesto di un parco fotovoltaico per cui l’energia prodotta viene utilizzata per il fabbisogno interno e la parte in eccedenza venduta.<br/><br/><strong>La mia impressione, ma potrei anche sbagliare, è che molto spesso le case ecosostenibili o passive esteticamente lascino molto a desiderare. In nome del ritorno alla natura dobbiamo rinunciare al bello degli edifici?</strong><br/>Difficile capire se una casa sia stata costruita secondo i criteri dell’architettura sostenibile semplicemente guardandola. Voglio dire che una casa è bella o brutta a seconda di com’è stata progettata punto. Per giunta credo che, dal momento che costruire una casa sostenibile presuppone consapevolezza, impegno, conoscenze particolari, probabilmente sia più facile che una casa sostenibile sia più bella di una che non lo sia.<br/><br/><strong>Oggi le grandi archistar tendono a progettare megalopoli-formicai dotate di mille comfort. Ma la gente, soprattutto in Italia, sogna la casetta indipendente con giardino in periferia. Sbagliano le archistar allora a non capire realmente i bisogni della gente? O sono le persone che andrebbero educate a nuove forme dell&#8217;abitare? Ma poi, secondo la sua filosofia di vita, è meglio vivere in città o in campagna? </strong><br/>I bisogni delle persone, che sono i veri protagonisti del Cambiamento, coloro che determinano le caratteristiche del mercato e le scelte politiche, ovviamente desiderano essere al centro di un progetto di architettura sostenibile. Credo però che non si debba generalizzare e che, come detto, il Cambiamento è già in atto e le persone, non solo sono in grado di decidere da sé, ma fanno scelte sempre più forti nella direzione del vivere e dell’abitare sostenibile. Personalmente sono contrario alla megalopoli, che è più idonea alle formiche che agli uomini, certamente però esistono situazioni in cui la città dà maggiori vantaggi. La campagna è sicuramente più a misura d’uomo; è da dove veniamo.<br/><br/><strong>Come giudica i nuovi grandi cantieri che stanno modificando il volto di Milano: la Bicocca progettata dallo studio <em>Gregotti Associati International</em>?. Alcuni studenti di architettura del Politecnico che lì ha una sede l&#8217;hanno battezzata “la nuova Legolandia”. Non corre il rischio di diventare un quartiere dormitorio? </strong><br/>Sono la persona meno adatta per giudicare l’architettura cittadina, almeno questo genere. Non posso fare a meno di considerare certe architetture alveari, insediamenti idonei agli insetti. L’uomo ha bisogno di verde e di spazio vitale.<br/><br/><strong> L’area Garibaldi con il progetto Milano Porta Nuova di Stefano Boeri?</strong><br/>&Egrave; presto per giudicare un progetto così avveniristico. Se guardiamo Milano dall’alto, ci rendiamo conto della quantità enorme di spazi dismessi, da recuperare. Personalmente non rilascerei una sola licenza di costruzione sino a quando non sarà stato “riciclato” tutto il “riutilizzabile”.<br/><br/><strong>Il progetto per l&#8217;Expo 2015?</strong><br/>Sono attesi quasi trenta milioni di visitatori, ci saranno finanziamenti e posti di lavoro. Bisogna però tutelare l’ambiente. L’appoggio da parte di Al Gore perché Milano diventasse sede dell’Expo e un amministratore delegato capace come Lucio Stanca fanno ben sperare, staremo a vedere nella pratica quali saranno gli sviluppi.<br/><br/><em>Milano, 30 gennaio 2010</em><br/><strong>Elisabetta Carli</strong><br/>HOUSE, LIVING AND BUSINESS<br/><br/>
<div id="titoletto_interno"><span style="color: #ff2400;">BIOGRAFIA</div>
<p></span>  Marco Roveda nasce nel 1951 a Milano. Nel 1978 abbraccia l’agricoltura biodinamica e nel 1981 fonda Fattoria Scaldasole che diventa immediatamente la prima azienda del biologico in Italia. In breve tempo oltre 60mila aziende, ispirate dal suo successo, seguono l’esempio e iniziano a produrre e trasformare prodotti biologici portando l’Italia dall’ultimo al primo posto per produzione di biologico in Europa. <br/> &Egrave; esponente della Giuria Tecnica della prima edizione del concorso nazionale Ecohousing Art. <br/>Visita la sua <a href="http://www.ecohousing-art.it/marco-roveda/">pagina personale </a>sul nostro sito. <br/><strong>Biografia approfondita</strong><br/><a href="http://servizi.lifegate.it/istituzionale/default.asp?menu=9"><em>continua a leggere su</em</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/milano-basta-con-i-permessi-per-costruire-se-non-si-ricicla-tutto-il-riutilizzabile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>«Senza la Terra non sopravviveremo»</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/senza-la-terra-non-sopravviveremo/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/senza-la-terra-non-sopravviveremo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 00:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[EcoPensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Brian Schroeder]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosofie]]></category>
		<category><![CDATA[filosofo ambientalista]]></category>
		<category><![CDATA[Hans Jonas]]></category>
		<category><![CDATA[Pensare ambientalista Tra filosofia e ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Summit di Copenhagen]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1232</guid>
		<description><![CDATA[&#200; importante che il pensiero ecologico e ambientale non si basi esclusivamente su un'analisi empirica o quantitativa, ma che sia supportato da un pensiero più profondo, esistenziale. In questo modo il pensiero ambientale può essere radicato e riferirsi alla vita individuale. Questa è una componente essenziale per l'avanzamento dell'attività ecologica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:25px;" title="Brian Schroeder" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Brian_Schroeder.jpg" alt="" width="190" height="190" />Voce dell&#8217;eco pensiero, filosofo ambientalista americano, amante dell&#8217;Italia: è <strong>Brian Schroeder</strong>, professore e capo del Dipartimento di Filosofia presso il Rochester Institute of Technology, New York &#8211; <a href="http://www.rit.edu/">R.I.T</a>-, e condirettore dell&#8217;Associazione Internazionale di Filosofia Ambientale IAEP &#8211; The International Association for Environmental Philosophy, <a href="http://www.environmentalphilosophy.org/">IAEP</a>. Affascinato dal pensiero europeo contemporaneo (francese, tedesco e soprattutto italiano), è stato uno dei primi a parlarne oltreoceano. Nel 2007, infatti, ha pubblicato <em>  Contemporary Italian Philosophy, Crossing the Borders of Ethics, Politics, and Religion</em> &#8211; <em>SUNY, 2007</em> &#8211; con i contributi dei più importanti filosofi italiani (Silvia Benso, Remo Bodei, Massimo Cacciari, Giovanni Ferretti, Sergio Givone, Giacomo Marramao, Virgilio Melchiorre, Luisa Muraro, Salvatore Natoli, Marco Maria Olivetti, Maurizio Pagano, Pier Aldo Rovatti, Mario Ruggenini, Emanuele Severino, Carlo Sini, Gianni Vattimo, Salvatore Veca, and Vincenzo Vitiello). <br/>Molto attento alla Terra e all&#8217;impatto che il &#8220;ground&#8221; &#8211; per citare una sua espressione &#8211; può avere sulla nostra società, da sempre indaga i principi dell&#8217;ecologia: dall&#8217;etica della Terra all&#8217;ecologia profonda, dall&#8217;ecologia profonda all&#8217;ecofemmismo. <br/>La relazione tra etica ambientale, appunto, e la politica sono per lui fonte di idee e di riflessione: questi i temi che confluiscono in uno dei suoi libri più significativi <em>Pensare ambientalista. Tra filosofia e ecologia</em> &#8211; <em>Environmental Thinking: Between Philosophy and Ecology, Paravia Scriptorium, 2000</em> &#8211; . E proprio da qui, dalla relazione che lega il pensiero filosofico e le problematiche ambientali, ha preso il via la nostra intervista a uno dei maggiori esperti della Green Philosophy.<br/><br/><strong>In che modo la filosofia e l&#8217;ecologia si uniscono in un unico pensiero?</strong><br/>&Egrave; importante che il pensiero ecologico e ambientale non si basi esclusivamente su un&#8217;analisi empirica o quantitativa, ma che sia supportato da un pensiero più profondo, esistenziale. In questo modo il pensiero ambientale può essere radicato e riferirsi alla vita individuale. Questa è una componente essenziale per l&#8217;avanzamento dell&#8217;attività ecologica. Questo pensiero si riflette in incontri, come quello che si è svolto a Copenhagen &#8211; dal 7 al 18 dicembre 2009 <a href="http://www.denmark.dk/en/menu/Climate-Energy/COP15-Copenhagen-2009/">COP15</a> -, ma purtroppo non si realizza come mi augurerei, perché questi appuntamenti sono ancora determinati da interessi economici di carattere nazionalistico. Manca una consapevolezza ecologica che veda al di là, in particolare negli USA manca una consapevolezza ambientale.<br/><br/><strong>Lei parla di una Terra post-metafisica, cosa intende?</strong><br/>&Egrave; fondamento del pensiero ambientalista. Primaria deve essere la relazione con il mondo e non la relazione con gli umani. Questo implica un diverso modo di pensare, cambiano le priorità per l&#8217;individuo e la comunità. Bisogna andare al di là della filosofia moderna.<br/><br/><strong>Come tornare indietro a quella che lei chiama “Terra”?</strong><br/>Si dovrebbe accogliere quello che Nietzsche chiamava Terra e che si basa in parte su un rifiuto dei valori su base metafisica. Valori che comprendono il significato del senso di responsabilità. Una concezione scientifica di come la realtà si costituisce. Ritengo che sia necessaria una visione più fenomenologica della Terra. Questa idea si trova nel pensiero di <strong>Hans Jonas</strong>. &Egrave; necessario perciò riconoscere le fragilità della Terra, della nostra sopravvivenza, ma anche di quella di animali e piante.<br/><br/><strong>Come considera la teoria della sopravvivenza di Hans Jonas?</strong><br/>Penso che Hans Jonas sia un filosofo importante, ma che purtroppo ha avuto un&#8217;influenza marginale negli Usa a differenza che in Europa. Importanti sono i suoi concetti di sopravvivenza e responsabilità. Cerca di unire un approccio esistenzialistico e ontologico, basandosi sulla fedeltà alla Terra e proponendo nuovi concetti per salvaguardarla. Fondamentale è apprendere che la nostra sopravvivenza è strettamente collegata a quella della Terra.<br/><br/><strong>In che modo attua nella sua vita i principi della sua filosofia?</strong><br/>&Egrave; difficile abbracciare in modo globale i principi del vivere ecologico e vivere bene in un mondo fortemente tecnologizzato. Bisogna partire dal modo in cui si guarda alle tecnologie e cercare di andare al di là di comportamenti come il riutilizzo e il riciclaggio. Io tendo ad utilizzare elettrodomestici a basso consumo, così come l&#8217;automobile. Limito il più possibile i viaggi e adopero i mezzi pubblici. Cerco di essere un consumatore con una coscienza nel selezionare i prodotti. Sostengo economicamente organizzazioni ambientali e porto avanti le idee basate su principi ecologici ai nostri rappresentanti politici.<br/><br/><strong>Cosa pensa del Summit di Copenhagen?</strong><br/>Copenhagen è solo l&#8217;inizio. Si spera che le conferenze che si terranno in futuro riusciranno a portare ad accordi maggiormente vincolanti. Gli interessi di grandi potenze economiche, come Usa e Cina, paesi maggiormente inquinanti, condizionano le politiche che verranno attuate. Questo summit dimostra che da ora in poi l&#8217;attenzione sarà più alta e nuovi incontri potranno ripetersi per fronteggiare una crisi ecologica già, ahimè, grave.<br/><br/><em>Milano, 30 gennaio 2010</em><br/><strong>Amalia Di Carlo</strong><br/>HOUSE, LIVING AND BUSINESS<br/><br/>
<div id="titoletto_interno"><span style="color: #ff2400;">BIOGRAFIA </span></div>
<p>Brian Schroeder è un filosofo americano. Ama l&#8217;Italia e il buon vino; tra i suoi hobby lo zen e viaggiare, guida auto d&#8217;epoca. Dal 12 al 30 luglio sarà nel nostro Paese per il <em>Collegium Phaenomenologicum &#8211; Transcontinental Philosophy: Interpreting Philosophy Across Borders and Idioms</em> &#8211; Città di Castello, Umbria &#8211; <a href="http://www.collegiumphaenomenologicum.org/<br />
">Collegium Phaenomenologicum</a><br/><br/><a href="http://www.rit.edu/cla/philosophy/Schroeder.html">Biografia Brian Schroeder </a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/senza-la-terra-non-sopravviveremo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Decrescita? Una sostenibile leggerezzaperché il progresso è visto come crescita</title>
		<link>http://www.ecohousing-art.it/decrescita-propongo-una-sostenibile-leggerezzaperche-il-progresso-e-visto-come-crescita/</link>
		<comments>http://www.ecohousing-art.it/decrescita-propongo-una-sostenibile-leggerezzaperche-il-progresso-e-visto-come-crescita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 20:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco Web Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[EcoPensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Gabetti]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluigi Gabetti]]></category>
		<category><![CDATA[Giò Fronti]]></category>
		<category><![CDATA[Greta La Rocca]]></category>
		<category><![CDATA[occhio allo spreco]]></category>
		<category><![CDATA[striscia la notizia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecohousing-art.it/?p=1203</guid>
		<description><![CDATA[Risparmiare acqua perché la crisi idrica rischia di colpire già le generazioni oggi in vita. Fare attenzione al packaging. Riciclare i rifiuti. Svuotare il frigorifero prima di riempirlo nuovamente. Riutilizzare usando la fantasia. Dosare bene i detersivi ed evitare gli sprechi. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" "style="border: 0pt none; margin-right:25px;" title="Cristina Gabetti" src="http://www.ecohousing-art.it/wp-content/news/Cristina_Gabetti.jpg" alt="" width="190" height="190" /><strong>Si definirebbe una fondamentalista dell’ambiente?</strong><br />
Assolutamente no, non sono una fondamentalista, anzi cerco in tutti i modi di riportare la cura dell’ambiente ad una serie di normalità, dovrebbe essere naturale proteggere la natura che ci regala la vita con la sua vita, questo non passa per estremismi.<br/><br/><strong>Quali sono i suoi dieci comandamenti ecoambientali?</strong><br/>Risparmiare acqua perché la crisi idrica rischia di colpire già le generazioni oggi in vita. Fare attenzione al packaging. Riciclare i rifiuti. Svuotare il frigorifero prima di riempirlo nuovamente. Riutilizzare usando la fantasia. Dosare bene i detersivi ed evitare gli sprechi. Convertirsi ai prodotti ecocompatibili. Diluire lo shampo quando si usa.  Usare l’auto quando serve evitando un uso smodato. E, adesso che siamo vicini al Natale, regaliamo esperienza, per godere del tempo e riciclare i regali che non sono piaciuti”. <br/><br/><strong>Recentemente Il Corriere della Sera ha titolato su di lei “la filosofa che abbraccia gli alberi”, quando per la prima volta ha abbracciato un albero?</strong><br/>In realtà non si tratta di abbracciare gli alberi; ho imparato durante seminari di yoga all’aperto a sentire l’energia che c’è dentro gli alberi e come scorre. Per farlo è sufficiente appoggiare le mani delicatamente sulla corteccia, alcuni alberi li senti più di altri, come i Kaori in Nuova Zelanda, dove ho avuto la fortuna di andare; lì è veramente difficile non credere a gnomi ed elfi quando si entra in quelle foreste, è lì infatti che hanno girato il Signore degli Anelli. &Egrave; una pratica che ho riportato nelle nostre città e che mi porta ad essere ancor più grata al lavoro che fanno gli alberi. Si tratta di riconoscere quanto sa importante il ruolo che la natura ha per nostro benessere.<br/><br/><strong>Quali sono i canali per favorire la diffusione della filosofia sostenibile?</strong><br/>Tutti&#8230; Non c’è migliore diffusione del buon esempio e dell’educazione, sia nei confronti dei figli che in quanto consumatore. E tutti i media, ma anche il contatto con le persone.<br/><br/> <strong>Le persone che la circondano condividono il suo pensiero o a volte non sono completamente d’accordo con il suo stile di vita?</strong><br/> Io faccio una vita del tutto normale per cui sono circondata da persone che sono d’accordo con me e da altre che non lo sono, mentre chi è più estremo si circonda di persone che la vedono e la vivono come lui. Chi cerca di diffondere questo tipo di sensibilità attraverso l’azione e con un atteggiamento positivo, incontra di tutto. Trovo ogni giorno abbastanza pretesti per essere scoraggiata ma poi per fortuna ne trovo altrettanti che invece mi confortano e mi confermano che c’è molta gente che ha cura dell’ambiente e desiderio di progredire in questa direzione, che pensa a nuovi stili di vita e magari li ha già abbracciati vedendoli come un passaggio evolutivo e non come un obbligo.<br/><br/> <strong>Cosa pensa della Decrescita?</strong><br/> &Egrave; un’ottima teoria, a cui io propongo una sostenibile leggerezza. Perché decrescita va talmente contro il nostro concetto distillato dai tempi in cui viviamo, un limite al progresso, perché noi vediamo il progresso come una crescita che anche se non è così, può creare qualche senso contrarietà. Io la condivido perché la reputo una naturale risposta a chi cerca la gratificazione nell’esperienza; la felicità non sta nell’abbondanza delle cose ma nella loro qualità. Ecco come automaticamente s’innesca un processo di spontanea decrescita. Con la sostenibile leggerezza si sottolinea la non pesantezza di una questione che è molto pesante. Spero di vedere in atto nei prossimi anni, una grande evoluzione fuori dal paradigma nel quale ci troviamo e dentro ad un nuovo paradigma che ci vedrà alleati della natura e non usurpatori.<br/><br/> <strong>Chi è il suo maestro, quale pensiero l’ha condotta alla filosofia ecologica?</strong><br/> Il mio primo passaggio lo attribuisco ad un maestro di yoga, Giò Fronti che ha fondato l&#8217;Hara Yoga, pratica sincretica che abbraccia tradizioni etniche e sciamaniche; lì ho iniziato a capire gli elementi della natura e sentire il forte collegamento tra ciò che vediamo al di fuori di noi e quello che c’è dentro di noi.<br/><br/><em>Milano, 22 dicembre 2009</em><br/><strong>Greta La Rocca</strong><br/>HOUSE, LIVING AND BUSINESS<br/><br/>
<div id="titoletto_interno"><span style="color: #ff2400;"> BIOGRAFIA</span> </div>
<p> Nata a New York e cresciuta a Torino<br/> <strong>1984</strong> si laurea a Yale<br/> <strong>1987</strong> diventa giornalista e in seguito inviata dei TG Mediaset e curatrice di Abitare TV<br/> <strong>2008</strong> &Egrave; inviata di Striscia la notizia, dove conduce la rubrica “Occhio allo spreco”. Con il suo primo libro, Tentativi di eco-condotta (Rizzoli) si è imposta come una voce autorevole in difesa dell’ambiente. <br/>&Egrave; esponente della Giuria Tecnica della prima edizione del concorso nazionale Ecohousing Art. <br/>Visita <a href="http://www.ecohousing-art.it/la-giuria-tecnica-di-ecohousing-art/" target="blank">la sua pagina personale</a> sul nostro sito. <br/><br/>
<div id="titoletto_interno"><span style="color: #ff2400;"> BIBLIOGRAFIA</span> </div>
<p> Gabetti C., &#8220;Tentativi di eco-condotta&#8221;, Rizzoli, 2008<br/>Gabetti C., &#8220;Occhio allo spreco&#8221;, Rizzoli, 2009<br/><br/></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecohousing-art.it/decrescita-propongo-una-sostenibile-leggerezzaperche-il-progresso-e-visto-come-crescita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using disk
Page Caching using disk (enhanced)

Served from: www.ecohousing-art.it @ 2012-02-04 11:28:44 -->
