Il primo settembre del 2007, gli imprenditori siciliani di Confindustria, riuniti a Caltanissetta, assumevano una posizione forte antimafia, espellere chi paga il pizzo. Gli imprenditori che accetteranno le regole del racket saranno cacciati. La norma entrò nel nuovo codice etico degli industriali. Gli imprenditori che non si ribellano al racket delle estorsioni pagando il pizzo e che in qualunque forma «collaboreranno» con la mafia saranno espulsi da Confindustria. La norma, dopo quasi tre anni, è stata inserita nel codice etico di Confindustria a livello nazionale. Chi violerà la norma sarà sanzionato, in base alle disposizioni del codice, sino all’espulsione.
Un anno dopo, due anni dopo, oggi, in Sicilia non è successo ancora nulla. Vale a dire, le sezioni di Confindustria di Catania e Palermo non forniscono collaborazione alla strategia antimafia, di espulsioni per il pizzo nemmeno l’ombra. E chi lo denuncia è Ivan Lo Bello presidente degli Industriali siciliani. A Catania, Andrea Vecchio, che è anche presidente dell’Ance Catania, l’associazione dei costruttori, a cui hanno fatto saltare in aria cantieri e mezzi edili. Confindustria voleva «cacciare» via lui dall’associazione, e non chi è colluso o fa il prestanome dei boss.
A Vecchio, sotto scorta da anni, perché la mafia minaccia di vendicarsi, era stato contestato di aver rilasciato dichiarazioni sul conto di Confindustria Catania secondo cui qui esiste uno «strapotere subìto dagli industriali», con un chiaro riferimento ai vertici dell’associazione etnea. Per questo, nei suoi confronti, era stato avviato un procedimento davanti ai probiviri. Alla fine di ottobre dello scorso anno lo hanno pure rinviato a giudizio per simulazione di reato. La Procura di Catania a seguito della sua denuncia per due telefonate mute giunte in una notte del marzo del 2008 alla sua abitazione, che non hanno trovato riscontro secondo le indagini svolte dai carabinieri, lo porterà per il giudizio immediato davanti al giudice monocratico il 1 giugno del 2010.
Andrea Vecchio, imprenditore catanese di 67 anni, titolare della Cosedil Spa, impresa edile con 250 dipendenti e oltre 20 milioni di euro di fatturato, presidente provinciale dell’Ance Catania …incarnava secondo il più classico pensiero dell’antimafia, l’uomo onesto che combatteva contro i soprusi del sistema mafioso. Non è certo un uomo qualunque, Andrea Vecchio. Ora tutto viene messo in serio dubbio perché la magistratura l’accusa di aver giocato sporco. La storia è di quelle che dovrebbero far riflettere: Vecchio, secondo i magistrati, avrebbe riferito di aver ricevuto presso la sua abitazione telefonate di minacce che si sarebbero rivelate inesistenti. Un fatto che come dicevamo deve far riflettere sulla situazione dell’antimafia e delle scorte che come abbiamo più volte ripetuto, appaiono come un vero e proprio status symbol e un modo indiretto per lo stato di dichiararsi sconfitto nella lotta alla delinquenza organizzata. Note di stampa riportano che Vecchio sia stato promotore di numerose iniziative e di battaglie contro l’usura e questo, secondo alcuni, dovrebbe essere sufficiente per “sorvolare” su un fatto grave come la simulazione di reato. La cosa ci appare quantomeno inverosimile, lui, scortato e presumibilmente sempre in contatto con la magistratura, non era a conoscenza di essere indagato? A noi la cosa appare alquanto strana così come appaiono poco credibili le sue affermazioni circa i fatti oggetto di indagine e di rinvio a giudizio. D’altra parte neanche i magistrati gli hanno creduto… dal sito osservatorio-sicilia.it
Perché riportiamo questa spazzatura pseudo giornalistica infamante?!
Perché se come vedremo la tecnologia ha sconfitto per così dire i mafiosi - ci racconterà Andrea Vecchio che abbiamo intervistato - la rete internet dovrebbe, passando parola, segnare questi comportamenti mafiosi che puzzano di negazionismo e alimentano la collusione mafiosa nel suo territorio e Dio sa quanto ci sia bisogno di pensieri eco e di comportamenti responsabili per sconfiggere le mafie ma anche le dichiarazioni “declamatorie” sulle mafie.
Andrea Vecchio, presidente Ance Catania, è uno degli imprenditori più esposti sul piano della lotta alla criminalità organizzata. Sotto scorta da diversi anni per aver fatto arrestare alcuni uomini del clan Santapaola ai quali aveva rifiutato il pagamento del pizzo, è stato vittima negli ultimi tempi di una miriade di furti e attentati incendiari nei suoi cantieri.
Lui si racconta così, facendo riferimento alle prime intimidazioni del 1982 - Mi ha dato coscienza, mi ha mostrato che io sono più forte di loro. Telefonate, telefonate, telefonate e ogni volta alzavano il tiro delle minacce, alzavano le richieste, li denunciai. Il capitano dei carabinieri mi disse - metta una segreteria telefonica - telefonate, telefonate e poi un giorno… ’sto minchia di cosu ca nun se pò parrare nun se capisciii nent - Un messaggio di sconfitta, sconfitti dalla tecnologia.
Vogliamo introdurvi al personaggio Andrea Vecchio partendo dal suo libro Ricette di legalità. Pubblichiamo qui, su gentile concessione dell’editore siciliano Novantacento un brano che fa riferimento a questo primo episodio intimidatorio.
Era l’anno 1982. Il sabato in ufficio non si lavora. Io, per abitudine, anche solo per leggere la posta, ci sono passato, prima di rientrare a casa. Mentre infilo la chiave per aprire, sento squillare il telefono, lascio la porta aperta e la chiave nella serratura, mi affretto per rispondere, poso a terra, sulla soglia, il sacchetto con il pesce e corro a prendere il telefono. Alzo la cornetta, la porto all’orecchio e rimango impietrito, quasi paralizzato. Una voce rabbiosa, rauca, perentoria, in siciliano con dei tentativi di italiano sconnesso, mi diceva che non ero in regola, che dovevo mettermi in regola, che dovevo preparare subito cinquanta milioni di lire, che dovevo cercare un amico, “n’amicu bonu” perché in regola non ero, ed in regola mi dovevo mettere. Che non provassi a denunciare, perché lui conosceva i miei figli, ne conosceva i nomi, conosceva le scuole che frequentavano, conosceva i percorsi che seguivano. Che non provassi a denunciare perché altrimenti… ha urlato delle minacce che più feroci non potevano essere. Che trovassi subito un amico, un amico buono. Ed ha chiuso. Ha riattaccato il telefono e il mio cuore batteva come un cavallo al galoppo. La mia mente in un attimo ha fatto il giro del mondo innumerevoli volte. Sono rimasto bloccato sulla sedia, impietrito e tremante cercando di immaginare chi poteva essere dall’altro lato del telefono, cercando di capire chi mai poteva essere il tizio che aveva telefonato. La mia immaginazione, la mia fantasia viaggiava, volava.
Ci racconti un altro episodio, per non dimenticare
Nel ‘96 a Comiso vennero due della Stidda, (chissà diciamo noi, se il ministro Alfano, si è ricordato di mettere anche questa voce nel vocabolario della lotta alla criminalità - si veda su wikipedia), a chiedermi il 3%, perché il prezzo minimo che si praticava in quella zona era il 3%, noi avevamo un appalto il cui valore medio era di 13 miliardi di vecchie lire, io dissi che al massimo gli potevo offrire un pranzo o una cena niente più, loro dissero che avevano gli strumenti per convincermi. E gli strumenti li hanno utilizzati un mese dopo, mi fecero saltare in aria due camion in cantiere. Io li ho riconosciuti, li hanno condannati e dopo sei mesi erano già fuori.
Ci racconti ancora…
Un’altra amarezza, un altro episodio …nel 2006 alcuni soggetti che io avevo fatto arrestare nel 2001, che avevano tentato un estorsione presentandosi nei miei uffici …volevano 150milioni, si presentarono diverse volte, la terza io dissi a questo giovane, avrà avuto 22 o 23 anni, accompagnato da uno un poco più maturo, ho detto … se non te ne vai al massimo ti posso dare 150 miliuni de cauci ‘n do u’ culo. Questo ragazzo con estrema violenza cercò di aggredirmi e l’altro disse calmati, calmati. U’ cavaliere a da riflettere, si calma e poi ci dà ragione.
Allora, Lei è Cavaliere?
Non sono cavaliere, non sono dottore, non sono un eroe, sono un intemperante. Sono uno che gli girano le scatole quando ti chiedono di fare cose che tu non condividi…
Allora, 2007, ebbe subito solidarietà…
Vede, dopo l’ultimo attentato mi fermò un amico, un conoscente che mi disse …Ma chi cazzu tu fici fare, si tu ci davi 10/15miliuni ti li livavi di turno… Il problema è riflettere su questo problema: il valore del denaro. Il denaro ha una doppia valenza, ha un valore morale ed appartiene alla fatica che tu fai per guadagnarlo, all’impegno che tu ci metti per guadagnarlo, poi ha un valore economico, mercantile e quello è il peggiore dei valori del denaro. Allora se tu dai il valore morale del denaro che do io, neanche una lira gli daresti. Se tu dai il valore merceologico… sei portato a fare un bilancio. Gli do 10 mila euro, mi potrebbero rovinare un camion che costa 50/100 mila euro …mi compro la sicurezza… Ma poi la mattina come fai a guardarti allo specchio. Come fai?
Come fa un imprenditore edile, un costruttore che di solito…
Una provocazione la sua! Intanto le confesso che una volta pochi sapevano cosa facevo. In riunioni, nei circoli mi chiedevano ma tu che mestiere fai… e io rispondevo l’operatore culturale perché avevo difficoltà, mi vergognavo quasi, perché avevo timore di essere confuso. Io mi sento un costruttore, un imprenditore, la maggior parte di quelli che hanno rovinato le nostre città, le nostre periferie non sono costruttori, non sono imprenditori, sono meri speculatori. Perché quando tu non hai attenzione verso la cosa che realizzi…
Dal suo tremendo settembre del 2007 e dalla sfilza di attentati incendiari che lo portarono quasi alla rovina, dal coraggio dell’imprenditore catanese, prese il via la nuova stagione di ribellione degli imprenditori al racket delle estorsioni. Bisogna fare qualcosa in più accanto alla denuncia, Vecchio pensa ai ragazzi, il futuro sul quale investire, e gira per le scuole spiegando perché un cittadino vero denuncia il racket.
Ricette di legalità è il suo libro che racconta parte della vita, mescolando con uno stile leggero e spigliato aneddoti di vita quotidiana, ricette, telefonate intimidatorie, pensieri e ricordi; l’originalità dell’opera consiste nella deliberata scelta di saltare con spiazzante semplicità dalla descrizione di una succulenta ricetta, al racconto di una minaccia mafiosa, senza cambiare registro, senza creare uno stacco netto. E soprattutto compie un’operazione intelligente ed innovativa: attraverso l’ironia spezza quell’aura fascinosa affibbiata all’immagine del mafioso dalla tradizione letteraria e cinematografica, mostrando “l’uomo d’onore” per quello che era almeno fino a qualche decennio fa: un delinquente, rozzo e mal vestito, così ignorante da non sapere cosa sia una segreteria telefonica. «Ho mischiato fatti tragici ed altri leggeri perché ho voluto raccontare alcune mie emozioni, sarebbe stato presuntuoso da parte mia vestire i panni del cronista»
… E noi ve ne diamo un altro piccolo saggio - dal primo capitolo
La pasta con le sarde…Ero stato al mercato, alla pescheria, a comprare il pesce. Tra i banchi dei pescivendoli un gran vociare, grida per attirare l’attenzione dei clienti. Cassette di alici argentee, scintillanti, attirano la mia attenzione e mi fanno pensare a quel mazzo di finocchietto selvatico che mia moglie aveva raccolto a Santa Maria La Scala, dove era andata a prendere le nespole. Le più succose e dolci maturano lì, di fronte al nostro mare profumato, calmo, colorato d’un azzurro intenso, scuro quasi blu come solo il nostro Jonio è nelle giornate di primavera. Pensando a quel finocchietto ho comprato le alici e ho pregustato il piacere di un piatto di pasta profumata e fumante. A Palermo la preparano con le sarde, saporite ma molto grasse, a Catania preferiamo le alici, i mascolini. Era un sabato mattina tra la fine di aprile ed i primi di maggio, non ricordo bene, ma ricordo che era una splendida mattina di sole con un cielo pulito e terso e un azzurro splendente.
Andrea Vecchio è anche l’imprenditore che in questo anno 2009/2010 di forte crisi per l’edilizia ha commissionato su giornali e tv siciliane una pubblicità che è un pugno nello stomaco, con alberi scheletriti e bare per suggerire l’idea che ormai le imprese del mattone sono defunte o moribonde. Merita di essere vista e conosciuta a livello nazionale e noi ve la mostriamo QUI in tutta la sua forza, senza ipocrisie.
Vecchio è così pesante la situazione economica anche nell’edilizia in Sicilia?
Millecinquecento imprese chiuse in un anno e diciassettemila edili disoccupati, le bastano?
Ma non se ne parla…
Certo si parla di Sicilfiat e del destino dei tremila di Termini Imerese. Io non ce l’ho con loro, posso capire, io punto il dito con i sindacati che vedono gli operai ma i 17 mila edili scomparsi non hanno voce. L’edile in cantiere è in squadra, ma lavora da solo, l’edilizia è un lavoro dinamico… chiaro?
Per l’edilizia arriveranno i soldi dell’housing sociale, del piano casa, i fondi pensione investiranno negli immobili, dallo scudo fiscale i quattrini finiranno nel mattone.
Lei conosce San Tommaso?
Ma l’Ance cosa fa a livello nazionale, cosa chiede al governo Berlusconi?
Si presenta con il cappello in mano, sempre e solo con il cappello in mano
Allora come si può uscire dalla crisi?
Paghiamo un gap, lo dobbiamo alla mala burocrazia, alla mala politica. Questo governo ci sta consegnando un Paese statalista.
Andrea Vecchio, imprenditore catanese, un signore elegante, dignitoso e fiero, colto
e conoscitore del sua terra, la nostra terra.
Un uomo libero che difende questo “nostro” diritto.
Milano, 30 gennaio 2010
Giovanni Pivetta
HOUSE, LIVING AND BUSINESS
Titolo Ricette di legalità
Autore Andrea Vecchio
Editore Novantacento
Data Pubblicazione Febbraio 2008
Prezzo 5,00 Euro
NEWS - 30/01/2010 - HOUSE, LIVING AND BUSINESS
L'imprenditore sovversivo che si è ribellato alla mafia e continua a lottare anche a colpi di alici







